Non dimenticherò mai quel “grazie”….

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Buongiorno a tutti,

sono stato vostro associato e sostenitore per qualche anno, durante la malattia di papà che si è spento, dopo circa sette anni, lo scorso anno. Metabolizzare la morte i un genitore è naturale, ma richiede tempo e credo che una malattia, come quella che abbiamo conosciuto e che voi – quotidianamente – condividete con chi sta vicino alla sofferenza, ne richieda ancor di più.

Volevo condividere questa mio piccolo pensiero con chi come anche voi – ci è stato vicino nei momenti difficili.

Potrei intitolare questo breve pensiero “La bellezza di una malattia brutale”. Papà non c’è più da oltre un anno, dopo sette anni di una malattia che lo ha riportato ad essere un neonato.

Le immagini della sofferenza della prima fase date dalla consapevolezza di ciò che gli stava accadendo, difficilmente le dimenticherò.

Dico però che solo una malattia “brutale” come questa ti può aiutare a (ri) scoprire un rapporto puro, scevro dai condizionamenti della quotidianità. Un rapporto semplice, essenziale, fatto di scambi emozionali basati su un sorriso dopo tante ore di sguardi assenti alla ricerca spasmodica di un qualcosa che solo lui poteva cercare nel suo mondo.

Se forse non potrò dimenticare la sofferenza, certamente non dimenticherò mai quel “grazie”, accompagnato da una carezza, che mi disse e diede l’ultima sera che lo misi a letto a dormire.

Lì ho capito veramente che la brutalità della malattia tutto può cambiare, ma non l’essenza dei sentimenti. Ciao Papà!

Grazie per tutto quello che fate quotidianamente

Alessandro G.

Author: toni

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