Associazione Alzheimer Roma onlus
«Insieme per dare un futuro a chi ha perso i ricordi»

La malattia

Questi sono solo alcuni brevi cenni sulla malattia dell´Alzheimer. Per chi desiderasse ricevere notizie più dettagliate sulla patologia consigliamo di rivolgersi ai Centri U.V.A. oppure collegarsi ai siti specializzati, alcuni dei quali sono reperibili alla pagina dei link utili

Brevi cenni sulla malattia

La demenza di Alzheimer rappresenta la conseguenza di una malattia del cervello che provoca una progressiva compromissione della memoria, di altre funzioni cognitive e disturbi del comportamento. La malattia colpisce le cellule del sistema nervoso, soprattutto le aree deputate, appunto, alla memoria e alle funzioni cognitive. Nella fase più avanzata della malattia si verifica l´atrofia (assottigliamento) della corteccia cerebrale.
La malattia di Alzheimer fu descritta per la prima volta, nel 1906, dal neruropsichiatra tedesco, Alois Alzheimer, intervistando una sua paziente di 51 anni. Durante il colloquio le mostrò una serie di oggetti e successivamente le chiese di identificarli. Lei non ci riuscì: non li ricordava. Inizialmente il medico identificò il disturbo come "disordine da amnesia di scrittura", ma il realtà la signora Auguste D. fu la prima malata di Alzheimer.
All´inizio si ritenne che la malattia colpisse solo persone al di sotto dei 65 anni. Successivamente, è stato accertato che la malattia è tanto più frequente quanto più aumenta l´età. Questa caratteristica, unita all´invecchiamento della popolazione, fenomeno legato alla nostra epoca, spiega il motivo della rapida diffusione della patologia.
La malattia di Alzheimer è la forma più frequente di demenza e nella maggior parte dei casi non è ereditaria, fatta eccezione per una piccola percentuale (meno del 5%). Questa patologia colpisce trasversalmente tutte le classi sociali e sembra essere più frequente nel sesso femminile.
Le principali cause si fanno risalire ai fattori genetici, ambientali (traumi, forti dolori, esposizione a sostanze tossiche, etc.) e all´età, che rimane il fattore di rischio più accreditato: è ormai dimostrato che l´incidenza dell´Alzheimer aumenta con l´aumentare dell´età.
I casi di demenza senile sono in continuo aumento nel nostro Paese: ogni anno in Italia si riscontrano 150.000 nuovi casi di demenza tra la popolazione anziana, tra questi 80.000 malati di Alzheimer e 40.000 di demenza vascolare. In mancanza di interventi potrebbero diventare 213.000 l´anno nel 2020, di cui 113.000 attribuibili all´Alzheimer. Dati confermati da una recente ricerca sui Costi sociali ed economici della malattia di Alzheimer elaborata dall´A.I.M.A. e dal CENSIS nel 2007.
In Italia 150.000 nuovi casi tra la popolazione over 60 impone un aumento dell´incidenza media: rispetto ai dati Censis del 1997, ora l´incidenza è dell´1,25%. Una cifra impressionante ricavata dallo studio del CNR relativo ad un campione di 5600 anziani residenti in 8 centri distribuiti su tutto il Paese. Secondo lo studio ILSA (Studio Italiano Longitudinale sull´Invecchiamento), i nuovi casi di Alzheimer sono 80.000 l´anno (con un´incidenza media dello 0,66% nella popolazione anziana), quelli di demenza vascolare 40.000 (con un´incidenza dello 0.33%), più altre forme meno frequenti di demenza. L´incidenza della malattia a Roma nella fascia degli ultra65enni è dell´ordine dei 25.000 ai 40.000 casi dei quali circa 12.500 - 20.000 sono affetti da Alzheimer, con una tendenza all´aumento considerato il progressivo invecchiamento della popolazione. Solo nella Regione Lazio si stimano 55.000 casi. Negli ultimi anni, la cittadinanza anziana di Roma è aumentata di circa 65.000 unità fino ad arrivare a 565.238 mila persone (255.306 sono gli ultra75enni), gli ultra centenari sono 1.200 (Comune di Roma - 5° Dipartimento, 2006 - 2007).
Al di là dei dati, che rimangono comunque importanti per far comprendere la portata del fenomeno, uno fra tutti è rilevante: la certezza che nella maggioranza dei casi le persone malate sono curate a casa dai propri cari. Questo spiega perché l´Alzheimer ha come "seconda vittima" il caregiver su cui grava un carico emotivo enorme e crescente con l´avanzare della malattia; per questa ragione l´Alzheimer viene considerata una patologia a forte impatto sociale.

Fasi della malattia

L´evoluzione della malattia di Alzheimer si può dividere in tre fasi. Tale suddivisione è utile più che altro a chi si occupa della persona malata in quanto serve a pianificare l´assistenza e a prendere coscienza di quello che si ha davanti e come poterlo affrontare. Infatti, il decorso varia da persona a persona.
▪ Fase iniziale (lieve): esordio subdolo difficile da riconoscere, i primi sintomi sono i disturbi di memoria, di apprendimento, disorientamento spazio-temporale e depressione. La persona ha difficoltà a ricordare le azioni più recenti, compiute ad esempio un´ora prima, ma ricorda molto bene avvenimenti del passato più lontano, ad esempio, guardando le fotografie riconosce le persone oppure si ricorda il momento in cui è stata scattata la fotografia. In questa fase potrebbe avere problemi a ritrovare la strada di casa anche se abita in quella via da sempre. Anche il linguaggio potrebbe cominciare ad essere compromesso: non riesce ad articolare correttamente una frase un po´ più complessa oppure si prende lunghe pause perché "non gli vengono le parole". L´ansia e lo sconforto crescono proprio perché la persona si rende conto che comunque "qualcosa non va". La durata media di questa fase è di circa 2 - 4 anni.
▪ Fase intermedia (moderata): comparsa di difficoltà nel linguaggio (espressione e comprensione), (afasia), si possono associare modificazioni del carattere (come la maggiore irritabilità) alterazioni dell´umore e disturbi psichici (come deliri ed allucinazioni). In realtà, assistiamo ad un peggioramento dei sintomi che sono comparsi nella fase precedente. Ad esempio, può accadere che la persona malata non ricordi i nomi dei familiari o che li confonda (agnosia) "oggi era convinto che fossi sua madre. Come posso fare? Io sono sua figlia. Lo sono stata per tutta la vita". In questa fase l´assistenza diventa sempre più importante e pressante. Si comincia a dover stare attenti alla sua igiene, se ha mangiato, etc. In generale, si tratta della perdita della capacità a compiere gesti finalizzati con o senza oggetti (aprassia). La durata media di questa fase è di circa 2 - 10 anni.
▪ Fase terminale (grave): caratterizzata dalla totale perdita di qualunque autonomia. La persona malata dipende in tutto e per tutto dagli altri per gestire le attività più semplici come, ad esempio, lavarsi, vestirsi, mangiare. Anche in questa fase è comunque possibile comunicare con la persona malata attraverso lo sguardo e la mimica del viso. Spesso, la capacità di deambulare è compromessa. La durata media di questa fase è circa 3 anni.
La velocità con cui progredisce la malattia varia a seconda dei casi, così come l´intera durata che può andare dai 10 - 12 anni dalla diagnosi alla morte, che sopravviene, di solito, per complicazioni cardiache e broncopolmonari.
Naturalmente questi sono solo alcuni accenni alla possibile evoluzione della patologia. Come detto all´inizio, ogni caso "fa storia a sé".
In definitiva, durante l´intero decorso della malattia la persona necessita di assistenza continua, che diventa fagocitante per la vita dei familiari, sottoposti oltre che alla fatica fisica, ad una stressante altalena di emozioni e, spesso, alla solitudine sociale.

Per chi desiderasse ricevere maggiori dettagli sull´evoluzione della malattia, è possibile collegarsi ai link di medicina e ricerca scientifica indicati nella sezione "link utili".

Come riconoscere la malattia

L´esordio, come detto in altre occasioni, è subdolo, difficile da notare anche perché spesso la persona malata tende a nascondere i sintomi "perché si vergogna di non saper più fare i conti". Il decorso, così come i sintomi, variano da persona a persona, ma nella maggioranza dei casi la perdita della memoria recente e, successivamente, anche di quella remota è il sintomo più evidente e comune. Ci possono poi essere difficoltà nella gestione delle attività quotidiane, anche le più semplici: "non riesce a fare la spesa come ha sempre fatto. Non sa più pagare con i soldi, si sbaglia in continuazione". Subentrano anche difficoltà nel linguaggio: non si riesce ad articolare correttamente le frasi come prima, oppure si tende a sostituire il nome esatto dell´oggetto con altri nomi o con espressioni come "questo, quello". Altre volte si può verificare il disorientamento spaziale, topografico e temporale: non si riesce a ritrovare la strada di casa mentre si cammina o mentre si è alla guida della propria auto.
Non meno importanti sono i cambiamenti della personalità. Diminuisce la capacità di giudizio. Se si tratta di una persona che svolge ancora un´attività lavorativa, il rendimento tende a diminuire sempre più, proprio perché la persona non riesce a gestire a risolvere i problemi come prima. Può anche accadere che il malato diventi sospettoso nei confronti delle persone che lo circondano, accusandole di sottrargli gli oggetti, di nascondergli le proprie cose.
Purtroppo, solo dopo parecchio tempo (circa 1-2 anni) i familiari ricorrono alla prima visita da uno specialista. Spesso queste "mancanze" vengono attribuite all´età, al fatto che si è andati in pensione da poco, alla depressione.
Il nostro consiglio è quello di rivolgersi, anche solo per stare tranquilli, al Centro UVA a voi più vicino, in maniera tale da sottoporsi quanto prima alla visita.
Trattandosi di una Demenza non è possibile parlare di prevenzione quanto di diagnosi precoce che è molto importante: capire di quale demenza si tratta, iniziare il trattamento farmacologico, rallentare il decorso della malattia, capire cosa ci aspetta e, in questo modo, organizzarci al meglio. Anche se dovessimo ricevere la diagnosi di questa patologia, è comunque possibile gestirla a casa e fare in modo che la persona cara mantenga il più a lungo possibile uno stile di vita dignitoso. Basta chiedere aiuto e farsi aiutare.


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