Associazione Alzheimer Roma ONLUS   Via Monte Santo, 54 00195 Roma

Tel. 06/37500354   CF: 96366260584

IBAN: IT73H0200805021000104019043

Il muro della solidarietà

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per aiutare coloro che stanno affrontando questa malattia e per i loro cari, troppo spesso lasciati soli.

Gli amici del gruppospacca, in memoria di Anna Maria Galanti.

Un piccolo dono

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In ricordo di Anna Celia con affetto i colleghi di Pino

Solidarietà a lavoro: donazione in memoria

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Da Umberto Grassia, la sua famiglia e gli amici per sostenere il vostro lavoro prezioso

Un sostegno prezioso

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"Noi, colleghi della B1 abbiamo scelto di donare all’Associazione Alzheimer Roma la raccolta fondi in memoria della Mamma di Sandro Calandrini, nella speranza che questa malattia un giorno venga sconfitta…"

Solidarietà metropolitana

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Un prezioso aiuto dai familiari della Sig.ra Antonina per le famiglie che oggi vivono la malattia.

"Abbiamo scelto di donare all’Associazione Alzheimer Roma Onlus la raccolta fondi che  hanno fatto i nostri amici e parenti  in memoria della nostra cara mamma Antonina Battaglia vedova Carta  che era stata colpita dalla malattia di Alzheimer da parecchi anni.  Questo modico sostegno affinché i familiari che vivono la malattia di un loro caro abbiano l’aiuto necessario per affrontarla grazie alla vostra associazione."

Da familiare a familiare

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Mi invitano ad un evento parrocchiale di sensibilizzazione sull’Alzheimer il tema è: ”per non restare indifferenti”. Credo che non esista il disinteresse del “non me ne importa assolutamente nulla”, esiste l’impossibilità di potersene occupare perché presi da altri mille problemi, la mancanza del lavoro e di conseguenza, il quotidiano pensiero ed impegno nel cercare di dare vita dignitosa ai nostri cari. Mi chiedono di portare la mia testimonianza da familiare. Penso un po’ a cosa dire poi decido di raccontare la storia di un’altra familiare. Sabrina è una giovane donna di 30 anni quando viene a sapere della diagnosi di suo padre, contemporaneamente, le viene diagnosticato un carcinoma mammario duttale infiltrante (TUTTOESTESOCHISELOPUO’PIU’DIMETICARE) e metastasi ossee. Deve accettare la sua e la malattia del papà. Per lei è l’inizio di LUNGHISSIMI (sei) anni di PESANTI cicli di chemioterapia. Malgrado questo Sabrina accudisce e pensa costantemente a lui. I 200 metri sono la spola fra lui e lei, sono i 200 metri che percorre il papà quando scappa, a qualunque ora del giorno e della notte, e fino a che riesce a ricordare che li, proprio a 200 metri, abita sua figlia. E’ la breve distanza che percorre la badante quando il papà è violento e cerca aiuto per contenerlo in quel preciso momento e non dopo 2 ore, in attesa che arrivi l’altra figlia. Lei c’è sempre. E’ presente per i giri burocratici, indennità d’accompagno, ausili e quant’altro. Soprattutto, lei, c’è AFFETTIVAMENTE. Mai, nemmeno per un attimo, ha mai fatto mancare il suo sostegno, il suo aiuto eppure aveva tutte le scusanti del mondo: convivere e combattere contro la sua malattia, il tumore. Lei ha volto il suo sguardo anche altrove, ha saputo accogliere e donare carezze a suo padre, gli ha regalato ciò che passa a chi può comprendere solo il linguaggio dei sensi, il linguaggio del corpo e delle emozioni che ci dona. Sabrina ha saputo condividere e supportare il dolore degli altri familiari, quando un padre non ti riconosce, in quel momento, è il lutto e se tua madre non c’è più prendi coscienza che la tua dimensione di figlia è conclusa. E’ l’unica cosa che riesce ad accettare di questa terribile malattia, dell’Alzheimer, il non ricordare nemmeno sua figlia. Questo è un pensiero invece a lei caro perché “se dovessi andarmene prima di lui, non se ne renderà conto e non soffrirà per la mia morte”. Racconto io la storia di Sabrina, lei se ne è andata 1 anno e mezzo fa, suo padre, nostro padre, se ne è andato 3 anni fa. La racconto come testimonianza di 200 metri che hanno unito e non separato un padre ed una figlia. Racconto come, ormai unica, testimone di 200 metri di uno spazio anche ora non vuoto ma colmo, pieno di dignità e amore.

Maria

200 metri separano l’abitazione di un padre malato d’Alzheimer da quella di sua figlia Sabrina

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La beneficenza è sempre stato un tema particolare al giorno d’oggi…spesso le persone la usano per avere un ritorno di immagine positivo e quindi la vera motivazione   passa a volte in secondo piano. Personalmente non sono contrario a dire quando si fa della beneficenza, anche perché credo che la “pubblicità” potrebbe incentivare  altre persone a farla ma credo comunque che la nobiltà del gesto debba rimanere tale senza un secondo fine.

Venendo da una famiglia di ceto medio, finiti gli studi, mi sono ritrovato a dover inviare centinaia di curriculum per trovare un posto di lavoro e nel frattempo non  avevo un’indipendenza economica che mi permettesse di togliermi gli sfizi di un ragazzo di 20 anni … fortunatamente però avevo i miei genitori che mi aiutavano per  le spese indispensabili! A 27 anni poi ho vinto un concorso pubblico, dopo averne fatti circa una cinquantina senza esito positivo, e da lì la mia vita è cambiata…non  tanto per il valore in sé dello stipendio, che rientra nella media, ma per la sicurezza di poter vivere una vita senza la paura di ritrovarsi un giorno a non poter avere i  soldi per mangiare o curarmi. Mi sono sentito quindi fortunato o per lo meno più fortunato di tante persone che lottano giornalmente sia per motivi economici che di salute e ho deciso, nel mio piccolo, di aiutare in qualche modo queste persone decidendo di devolvere mensilmente una parte del mio stipendio alle varie associazioni che si prendono cura di persone in difficoltà e che cercano di fargli avere una vita il più normale possibile. Dal 2008 ogni mese scelgo, tramite internet, una di queste associazioni e gli invio una cifra adeguata alle mie possibilità, ne scelgo sempre una diversa perché credo che ognuno a modo suo abbia bisogno di un aiuto e così ho anche la possibilità di conoscere e approfondire le varie problematiche economiche e di salute che purtroppo alcune persone hanno nella loro vita.

Credo che basti poco…e che ognuno di noi possa fare la sua parte anche solo rinunciando a un caffè al giorno che potrebbe non sembrare niente per chi è fortunato ma che può dare un sorriso a chi non lo è!

Andrea

Credo che basti poco

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Buongiorno a tutti,

sono stato vostro associato e sostenitore per qualche anno, durante la malattia di papà che si è spento, dopo circa sette anni, lo scorso anno. Metabolizzare la morte i un genitore è naturale, ma richiede tempo e credo che una malattia, come quella che abbiamo conosciuto e che voi – quotidianamente – condividete con chi sta vicino alla sofferenza, ne richieda ancor di più.

Volevo condividere questa mio piccolo pensiero con chi come anche voi – ci è stato vicino nei momenti difficili.

Potrei intitolare questo breve pensiero “La bellezza di una malattia brutale”. Papà non c’è più da oltre un anno, dopo sette anni di una malattia che lo ha riportato ad essere un neonato.

Le immagini della sofferenza della prima fase date dalla consapevolezza di ciò che gli stava accadendo, difficilmente le dimenticherò.

Dico però che solo una malattia “brutale” come questa ti può aiutare a (ri) scoprire un rapporto puro, scevro dai condizionamenti della quotidianità. Un rapporto semplice, essenziale, fatto di scambi emozionali basati su un sorriso dopo tante ore di sguardi assenti alla ricerca spasmodica di un qualcosa che solo lui poteva cercare nel suo mondo.

Se forse non potrò dimenticare la sofferenza, certamente non dimenticherò mai quel “grazie”, accompagnato da una carezza, che mi disse e diede l’ultima sera che lo misi a letto a dormire.

Lì ho capito veramente che la brutalità della malattia tutto può cambiare, ma non l’essenza dei sentimenti. Ciao Papà!

Grazie per tutto quello che fate quotidianamente

Alessandro G.

Non dimenticherò mai quel “grazie”

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Salve,

Mi scuso per il ritardo con il quale invio questa mail ma come potete certamente capire, le priorità della mia vita da qualche anno sono cambiate.

Volevo scrivervi per ringraziare l’associazione dell’opportunità che mi ha dato di partecipare agli incontri di gruppo organizzati della dott.ssa Denise Traietta.

In questi incontri ho conosciuto persone “speciali” che mi hanno dato una spinta in più per andare avanti ed affrontare questa “esperienza”.

Spero molto che l’associazione possa riproporli, sarei felicissimo di partecipare.

Grazie ancora!

Vincenzo

Ho conosciuto persone “speciali”

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Finito il ciclo di psico educazione ringrazio l’ Associazione che l’ ha organizzato e Denis e Maria che l’ hanno condotto.
Le partecipanti con la diversità delle loro riflessioni hanno suscitato dibattiti atti a trovare soluzioni condivise.
Ho modificato il senso di percepire le situazioni che si generano nel ns. mondo sia col paziente sia con chi ci sta attorno in modo positivo.. Sono grato a TUTTI, i ns. incontri sono stati per me un sollievo.
Sono a Vs. disposizione, cordialità
Giovanni

I nostri incontri sono stati per me un sollievo

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Abbiamo voluto donare all’associazione Alzheimer Roma Onlus per sostenere le famiglie che assistono il malato di Alzheimer. Il nostro amico Moreno ha perso suo papà a causa di questa brutta malattia. Con tutto il nostro affetto ed affinché i familiari che vivono la malattia di un loro caro abbiano l’aiuto necessario per affrontarla grazie alla vostra associazione.

Mariateresa, Consuelo, Walter, Silvia e Chiara , Alessio, Alessia, Sergio, Monica e Chiara, Angelo, Marina, Stefano e Oriana.

Papà Angelo