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La memoria dell’albero

La memoria dell’albero

Tina Vallès

2018

Questo libro racconta la storia di un bambino, Jan, che narra in prima persona le vicende della sua famiglia alle prese con la malattia di Alzheimer che colpisce il nonno, Joan. L’autrice per la sua narrazione sceglie di dividere la trama in capitoli; al loro interno, le lunghe pagine che dovrebbero descrivere avvenimenti e personaggi sono sostituite da singoli argomenti attinenti alla storia, trattati molto brevemente, ognuno con un suo titolo. Il primo capitolo (Il Cambiamento), ad esempio, fa intuire quello che sarà l’argomento affrontato nei sottotitoli. Così "...Il bambino descrive i primi segnali della malattia del nonno... adesso ogni volta che mandano nonno a fare qualche commissione, ci sono sempre io... da qualche settimana, accompagnare il nonno passa subito in testa alla lista...". Nella pagina intitolata Il nonno abbiamo invece la descrizione di Joan, che faceva l’orologiaio nel suo paese (Vilaverd, in Spagna), mentre il titolo Tre lettere puntualizza che questo nonno risolveva sempre i cruciverba in breve tempo. "...Adesso è qualche giorno che ci impiega un po’ di più... a uno mancano tre lettere. Nel Silenzio il nipotino nota... il silenzio del nonno mi spaventa... ma se ci sono la mamma o la nonna il silenzio diventa così pesante...".


Con questa tecnica il lettore entra subito a contatto con gli argomenti che l’autore intende evidenziare attraverso i pensieri di un bambino che osserva e studia i comportamenti e le parole degli adulti. Oltre a nonno Joan c’è anche "...Nonna Caterina, sempre in ordine e profumata, che sia a Barcellona o a Vilaverd, che debba uscire o stare in casa...". La mamma di Jan "...Fa la maestra, ma non la vuole mai fare a me, dice che non può. Ecco perché vado in un'altra scuola... mentre il padre insegna Storia all’università... da piccolo dicevo che il lavoro di papà era raccontare storie, ma adesso so che quello che racconta è la Storia, con la esse maiuscola...". La narrazione del bambino procede descrivendo le giornate tranquille divise tra scuola, compiti, i genitori premurosi. Poi avviene qualcosa che il bambino nota ma non capisce. I nonni vengono a vivere a Barcellona, ma non dormono nello studio sul divano letto, come al solito, in quanto mamma ha deciso di organizzare una stanza da letto definitiva. "...È già un mese che i nonni vivono con noi... il mattino mi portano a scuola... al pomeriggio viene sempre il nonno da solo a prendermi... il nonno sta pian piano dimenticando tutto, dal suo cervello si sta cancellando tutto ciò che ha vissuto e imparato... è colpa della malattia, ed è incurabile. Sono anni che ce l’ha e si cura per frenarla... arriverà un giorno in cui non ricorderà quasi niente... è per questo che è venuto a vivere con noi... prima di dimenticare tutto...".

Gli avvenimenti qualche volta diventano allegri quando Jan descrive i ricordi di tutti i personaggi "...Oggi sogno all’indietro. Sono a casa dei nonni. A Vilaverd, una piccola casa su due piani che odora di legno bruciato. Il nonno è nel suo laboratorio, la nonna in cucina. Papà e mamma sono in terrazza a prendere il sole. Le terre erano dei miei bisnonni che coltivavano mandorli, noccioli, meli e peschi...". Poi i fatti portano alla decisione di vendere la casa a Vilaverd. "...Sono corso dal nonno e l’ho stretto forte... Visti da fuori eravamo una famiglia felice... mi sono sforzato per non guardarmi dentro...".


Nonno Joan ha sempre avuto un amore profondo per gli alberi. "...Camminavamo pianino io e mamma in silenzio , per lasciare tutto il tempo che gli serviva al nonno, che ci teneva per mano entrambi e guardava in alto, spostando gli occhi da un ramo all'altro...".

Spesso accennava a un salice senza mai raccontarne la storia. Un giorno decise di parlarne a Jan. Era un albero che arrivava alla finestra del nonno quando era bambino. Un giorno durante un temporale un fulmine lo colpì e l’albero si spaccò a metà. Il nonno corse e restò abbracciato a quell’albero ferito finchè non lo trascinarono via. Era inverno e il bambino si ammalò di polmonite. Ma il suo albero, anche se distrutto, batteva ogni giorno con i pochi rami rimasti ai vetri della sua finestra finchè il bambino non guarì. Ma il nonno non potè vedere quando gli uomini abbatterono quel mezzo albero che lo aveva guarito con le sue foglie. Rimase solo un ceppo. "...Sedersi su un ceppo è come entrare dentro un albero e vedere tutto ciò che l’albero ha visto... il nonno lo completò con l’immaginazione, intero, pieno di foglie che danzavano all'alito di vento che arrivava in quell’angolo di Vilaverd, riempiendo la terra di foglie gialle. Poi il ceppo fu sradicato e buttato in un angolo della piazzetta come legna per l’inverno. Quando fu bruciato nella stufa il legno di quel salice fece un fumo strano. Il nonno salì in terrazza e per qualche istante il comignolo fu un tronco che ne faceva sparire un altro. Il nonno ogni giorno ricordò il salice, il ceppo, la legna accatastata in un angolo. Ma pochi giorni dopo riuscì a recuperare la sua immagine migliore, diritto, verde, pieno di foglie, con i suoi rami dalle placide danze...".


Il nonno è un albero, ho pensato. E ora è il salice piangente ferito dal fulmine.


Concludendo, questo libro, anche se caratterizzato da uno stile scorrevole, è un testo che invita a riflettere sulla vita e sulle sfide che ogni giorno ci attendono. Spesso sembrano sopraffarci, ma se sappiamo guardarci dentro, farci domande, cercare risposte, come fa Jan in questa storia, troveremo sempre un modo per venirne fuori e continuare nel cammino che ognuno di noi deve comunque continuare.

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