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Nuoto Libero

Nuoto Libero

Julie Otsuka

2022

Julie Otsuka, Nuoto Libero, Bollati Boringhieri  Editore, Torino 2022


È la storia di una figlia alle prese con il declino mentale della madre. L’autrice giapponese riflette, come solo i giapponesi sanno fare, sulla vita, su quanto accade alla madre, sulle domande che tutti ci facciamo quando affrontiamo le difficoltà. Il racconto è scorrevole; le frasi sono spesso brevi e concise, ma entrano a fondo nei sentimenti, nelle sensazioni, nelle emozioni della protagonista.


Il libro inizia con il capitolo, "La piscina sotterranea", una piscina frequentata da Alice, la madre di Julie. La descrizione della struttura, degli amanti del nuoto, dei diversi problemi che li coinvolgono, dei momenti trascorsi nell’acqua, riflettono un mondo dove ognuno cerca, a suo modo, di trovare la serenità che nel mondo esterno è sempre più difficile "….La piscina si trova nelle profondità della terra... molti metri sotto le strade della citta…Una di noi, Alice, una tecnica di laboratorio in pensione, con un principio di demenza, viene qui perché c’è sempre venuta... lassù sono una vecchietta come le altre. Ma quaggiù   sono me stessa...". Infatti nell’acqua tutti si sentono a proprio agio "….E quando siamo fuori dalla piscina... siamo pronti ad affrontare un altro giorno sulla terraferma..." Gli orari sono diversi per ognuno, i problemi da dimenticare forse sono gli stessi, le motivazioni per immergersi nell’acqua sono le più disparate.  

Le regole per i nuotatori sono rigide ma rispettate dai più; le prestazioni di ognuno dipendono da diverse varianti. Gli incontri tra le persone avvengono per lo più negli spogliatoi; il bagnino che si occupa del controllo cambia spesso. 

"...Lo choc dell’acqua... la momentanea sospensione della gravità... sembra di volare... e cadono i confini tra te e il mondo... per noi nuotare è la nostra passione... la nostra dipendenza preferita... è l’unica cosa che mi fa sentire viva...". 

Ma un giorno, all’improvviso, qualcuno nota una crepa nelle piscina "...Una linea scura sul fondo, che alcuni vedono e altri negano...". Ognuno ha la sua idea su cosa fare o non fare, anche se la crepa rimane un problema. Probabilmente un evento analogo accade anche all’autrice; perché nella sua vita, fatta di impegni, viaggi, successi, solitudine, qualcosa cambia, senza motivo, senza preavviso, proprio come nella piscina. 

"….In superficie le nostre vite procedono come al solito... ma c’è la sgradevole sensazione che forse la crepa si sia aperta per colpa nostra...". Intanto si cercano soluzioni, mentre "…La crepa si conficca silenziosamente nei recessi della tua mente...". In realtà "...Si può imparare a convivere con tutto...". Però "...Se fissi qualcosa troppo a lungo, cominci a vedere cose che non esistono...". Intanto le crepe nella piscina aumentano perché "...A questo mondo ci sono delle cose che non si possono spiegare...". 

Nel capitolo successivo, Diem perdidi, l’autrice prende atto della crepa personale. Sua madre, Alice, ricorda tante cose, ma non ricorda di pettinarsi, cosa ha mangiato, quando è uscita "...Si ricorda di abbracciarti, ma non la prossima cosa che deve fare... qualcosa è cambiato...".

Così Julie ripensa alla vita con la madre e registra una serie di bellissimi ricordi che le legano ancora…Ricorda di aver pensato che aveva tutto il tempo del mondo "...Ricorda quando tuo marito ti lasciò e avevi pubblicato il primo libro… dovevo lasciarti sbagliare...". Alice non ricorda il nome del marito, ma ricorda che "...La verità va gridata dentro un pozzo...". Ricorda il giorno in cui seppero che il Giappone aveva perso la guerra "...Ricorda che sta dimenticando...".


Il terzo capitolo, Bellavista, è dedicato al ricovero in una residenza a lungo termine per disturbi della memoria, perché Alice "...È diventata una persona con cui è difficilissimo vivere...". 

Viene registrata, le assegnano un letto in una stanza doppia, degli abiti con targhette identificative. Non si perderà più, perché il localizzatore GPS sarà sempre attivo, come i sensori di movimento. Anche le informazioni sulla malattia sono precise e dettagliate. Si tratta di qualcosa di progressivo, incurabile e irreversibile. I farmaci non possono fermarla "...Assumere un irrealistico atteggiamento positivo non la fermerà... il suo non è un caso speciale...". La struttura ospita 87 pazienti con gli stessi problemi, ma nel mondo sembra che ce ne siano circa 50 milioni.  

Vengono elencate le regole della residenza "...Si sveglierà quando decidiamo noi…dormirà quando spegneremo le luci... se non si adegua alle regole le daremo una pillola... non importa chi era prima, nella vita reale...".

Per il ricovero di Alice il marito ha ipotecato casa e pensione. Sarà seguita dalla dottoressa Nancy, mentre nella stanza tutto è monitorato, dalla sveglia sul comodino, al termostato, al dispositivo di localizzazione, al giardiniere fuori che è una guardia. L’attività principale della paziente sarà l’attesa di tutto quello che dovrà fare "...Non l’abbandoneremo... a ogni ricordo che se ne andrà, si sentirà più leggera... avrà raggiunto lo stato a cui aspirano i meditatori di tutto il pianeta...". Qualche volta "...I ricordi torneranno... ma il miglioramento è solo passeggero...". Alice firma il documento del ricovero. 

Nel capitolo successivo, EuroNeuro, Julie ritorna a considerare il rapporto con la madre "...La chiamavi di rado. Non hai mai avuto figli... te ne sei andata di casa presto, per trasferirti in una città lontana, e quando tornavi andavi nella tua cameretta e chiudevi piano la porta... del tuo ex marito aveva detto... tu lo guardavi più di quanto lui guardasse te...".

Intanto il marito di Alice ha lasciato la sua camera come era nel momento in cui lei è andata nella Residenza "...A volte si sveglia di notte per vedere se c’è; anche se non dormivano nello stesso letto da più di sei anni... senza di lei in cucina lui chi è... un vecchio in una casa vuota...". 

Nelle visite alla Residenza "...La trovi seduta nella zona giorno a guardare i bambini che tornano da scuola... sembra calma, ma appena ti vede si emoziona... sei venuta... non vedo l’ora di tornare a casa...". 

Sempre più spesso Julie ricorda i sintomi precoci, ignorati…il latte detergente nel freezer, l’acqua lasciata sul fornello, il tempo che impiegava nel riconoscere la voce al telefono…La sua risposta più frequente "...Sono solo un po' stanca...". Nel frattempo non faceva più la spesa, non cucinava, non nuotava più, "...E un giorno ti sei accorta che non puliva più gli occhiali... le hai detto che sembrava una pazza... ma tu non lo sapevi...". 

Si ricordava i compleanni dei tre figli, la targa della sua prima macchina, l’indirizzo dei medici. Però a volte, mentre guidava decideva di passare con il rosso, oppure  raccontava la stessa storia cinque volte di seguito. Ma nessuno si accorgeva dei cambiamenti. Anche se un medico israeliano diagnostica.. "Atrofia del lobo frontale". 

Dal quando la madre è ricoverata Julie è andata a trovarla cinque volte la settimana, per quattro anni; le porta i fagioli dolci, le pettina i capelli, le mette la crema. Nei molti anni che era vissuta all’estero non aveva mai invitato sua madre, non le aveva mai scritto, non l’aveva mai portata in uno dei posti che lei sognava: Parigi, Venezia, Roma. Suo padre prometteva che avrebbero fatto quei viaggi quando lui sarebbe andato in pensione; ma non successe perché si sentiva troppo stanco. Poi, quando lei "...Ti ha chiesto perché non le stavi più vicina, le hai risposto che non lo sapevi... hai chiuso la porta. Le hai voltato le spalle. Sei rimasta ferma e silenziosa. Le hai spezzato il cuore... e ora che sei tornata a casa è troppo tardi...".

 

Intanto il marito di Alice continua a nascondere a tutti la situazione della moglie e non risponde più al telefono; era sempre lei che lo faceva. Spesso ripete "...Troveranno una cura...". Ora lui gira da solo con la sua vecchia macchina, per fare la spesa e andare a trovare Alice, ma ai vicini non dice niente. In casa i post-it gialli sono dovunque come quando lei c’era ancora, "...Magari decideranno di rimandarla a casa...". Poi nel rimettere ordine trova la vecchia agenda di Alice dove lei annotava da tempo la stessa frase giorno dopo giorno "...Non cancellare domani...". 


Forse Julie sperava, come tanti di noi, che sua madre sarebbe vissuta per sempre, perché non si è mai ammalata, lamentata, mai rotta niente; perché era "...Forte come un toro...". Sua nonna era morta a 100 anni e Alice se ne attribuiva la colpa. Con la sua macchina aveva cucito vestiti, gonne, camicie per sua figlia; ora non sapeva infilarsi i pantaloni "...Forse è da lì che è cominciato tutto...". 

Al ritorno da un viaggio in Umbria il padre comunica a Julie che hanno messo Alice su una sedia a rotelle "...È silenziosa, e ha smesso di sorridere...". È allora che Julie ricorda le parole che sua madre diceva spesso quando era piccola "...Quando sei triste guardati allo specchio e sorridi...". 


Da tempo Alice non chiede più niente, anche se ringrazia ancora quando riceve una gentilezza. Non guarda più dalla finestra; non chiede più del marito; non chiede di tornare a casa. L’ultima frase completa è stata "...Per fortuna esistono gli uccelli...". Poi un silenzio lungo due anni; ma un giorno all’improvviso la sua mano afferra il braccio della figlia; uno strano calore si trasmette tra loro, che rimangono senza muoversi per alcuni minuti "...I cinque minuti più belli della tua vita...". 

Quando va a trovarla Julie si china sempre per darle un bacio, e mentre se ne va si gira per salutarla, anche se lei non sembra riconoscerla; ma una delle ultime volte ha alzato la mano per rispondere al saluto. 


Dopo la morte Julie chiede l’autopsia cerebrale che conferma la demenza frontotemporale. E concede ai medici di studiare il cervello della madre. Suo padre intanto sostituisce il letto matrimoniale con uno nuovo e piccolo "...Lei non tornerà più...". Quando padre e figlia stanno eliminando alcune cose, tra queste trovano un ultimo ricordo dei tre figli "...Si sono sparsi ai quattro venti...".  


Julie ha terminato di scrivere il terzo romanzo e Alice non parla più da un anno. Va a trovare la madre, ma non sa se la riconosce ancora; per questo scrive il suo nome sulla camicetta e le da il libro. Alice guarda con attenzione la foto e il nome sulla copertina, poi guarda il viso della figlia e il nome scritto sulla camicetta "...Quando arriva al tuo viso, ti guarda negli occhi con meraviglia. Il suo sguardo ripete più volte questo giro… e ogni volta che arriva al tuo viso, sembra sul punto di parlare..."  

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