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Peperoni alla piastra

Peperoni alla piastra

Mario Filocca

2019

"...Una malattia non è un castigo che ti meriti, una colpa di cui vergognarti; la malattia, come nascita e morte, è uno dei cambiamenti della vita...". Queste parole, che aprono il libro di Mario Filocca, indicano che l’argomento trattato è molto più impegnativo di quanto potrebbe far supporre il titolo. Nella prefazione infatti Mauro, il protagonista, è in ospedale per togliersi dei punti. Ha fretta perché deve andare a trovare la moglie affetta da Alzheimer, che non lo riconosce da almeno tre anni. La dottoressa che lo sta curando gli chiede "...Lei va ancora ogni mattina a trovarla anche se lei non la riconosce? Mauro risponde: cara dottoressa, mia moglie non sa chi sono io, ma io so perfettamente chi è lei...".


Così inizia il racconto della difficile esperienza vissuta dal protagonista(Mauro), dalla moglie (Marina) e dalle tre figlie. Gli avvenimenti sono stati suddivisi in trenta brevi capitoli, con titoli che ne indicano il contenuto. Leggendo il libro abbiamo pensato di utilizzare quei titoli e alcune frasi dei capitoli per evidenziare gli avvenimenti, le sensazioni, i pensieri che a noi sono andati diritti al cuore.


Nel racconto l’autore alterna episodi della vita precedenti alla malattia con i problemi affrontati dopo la diagnosi, imprevedibile, improvvisa e devastante.


La diagnosi. 11 novembre 2000. "...È Alzheimer... da tempo alcune lacune, dimenticanze, difficoltà nel pianificare l’apertura del Residence all'Elba che Marina ha sempre gestito da sola... sapevo poco di quel termine tedesco... marina demente?... ha appena fatto 51 anni...".


E Mauro ricorda le belle serate con gli amici, i cibi buoni, il vino frizzante, le discussioni (lavoro, politica, femministe). Il tutto sullo sfondo del Residence all’isola d'Elba a picco sul mare che lui, bioarchitetto (costruisce rispettano la natura), ha comprato e restaurato con grandi sacrifici e che Marina dirige con abilità; però spesso gli amici lo invidiano.

“... Penso a come le persone a volte sono strane e credo che l’invidia sia buona o cattiva proprio come il colesterolo HDL e LDL...".


Le figlie non ci credono, allora si ricorre alla P.E.T. un’analisi che consente una valutazione sicura della diagnosi "...il fulmine a ciel sereno...". Le bugie alla figlia più piccola "...Sei sicuro che la mamma potrà guarire?... ma certo Ali, che idee... mi chiudo in bagno e piango...".


A questo punto "...Cerco di capire qualcosa di Dio, delle sue decisioni, che mi sembrano assurde..." Penso ad un "...Computer divino che per ciascuno di noi stabilisce fortune, successi, malattie, morte... ai nostri occhi è una stranezza incomprensibile...".


Non mancano le domande di circostanza dei conoscenti "...Marina come sta?... mi è sembrata un po' strana. La compassione non la voglio... Marina è stazionaria... mi sono di aiuto le figlie... una delle cose che ho imparato è che se ti capita sulla testa una malattia così pesante i tuoi rapporti con gli altri cambiano... ti guardano in un modo diverso... come se tu fossi contagioso... molti scompaiono con discrezione...". Così da 45 che erano, gli amici sono diventati 29. Perché "...Un conto è essere amico di persone a cui va tutto bene, trovarsi a ridere e scherzare in quelle cene spensierate Diverso è quando c'è una disgrazia... forse non avevo realizzato che ciascuno ha i suoi problemi... papi devi trovare qualcuno che ti aiuti... non puoi continuare così... le figlie hanno ragione... vivere 24 ore accanto a un malato è duro... quasi impossibile se l’ammalato è una persona che ami. Finora ce l’ho fatta, ma se peggiora ce la farò ancora?... la porto con me nello studio dove lavoro... ho una forza che non credevo di avere...".


Poi l’infarto ad agosto: "...Il mio cuore cede mentre lei dorme. Sono tutti in vacanza...". Mauro se la cava; gli amici si riducono a 19. A questo punto della narrazione possiamo leggere la spiegazione del titolo: Peperoni alla piastra, ossia la battuta sfuggita a Mauro mentre entra nella cucina di casa sua. Le amiche femministe di Marina hanno appena domato un incendio che ha distrutto quasi tutto e andandosene concludono: "...È proprio vero: quando servono gli uomini non ci sono mai...".


Gli amici sono rimasti sette e "...Quando ci incontriamo nessuno si rivolge più a Marina, quasi fosse il nulla...". Sono trascorsi dieci anni e iniziano le allucinazioni (previste dai medici), quindi resta solo il ricovero in una struttura specializzata.


La morte. "È il quarto giorno che passo all’ospedale da quando hanno chiamato: È forte. Si lo so lo è sempre stata. La morte viene in punta di piedi. Prima la rifiuti, poi lentamente la metti a fuoco. Ti domandi come puoi aver vissuto ignorandola, pur sapendo che c'era... giorni, mesi, qualche volta anni di agonia... poi il distacco... dicono che chi ha fede regge meglio il dolore: è vero. Mi aiuta la mia fede nel dubbio... la mia fede nell’incerto, la mia fede nel forse... cosa mi manca? Qualcuno che mi stia ad ascoltare, qualcuno che mi risponda... finisce una madre per le figlie, finisce un amore. No, dentro di me l’amore non finisce...".

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