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Exameron Dem - Ricominciare con l'Alzheimer si può

Exameron Dem - Ricominciare con l'Alzheimer si può

Stefano Serenthà

2020

Risalta in maniera insolita la trattazione contenuta in questo testo: invita infatti a prendere un po’ di tempo per osservare e dirimere le contingenze da una diversa angolatura (verrebbe da dire, di primo acchito, una angolatura forse inadeguata, pretestuosa, antiscientifica…) o meglio, da una angolatura molto antica, nelle ambizioni come nel linguaggio. Ma, lo sappiamo, qualunque spunto è, sempre, infinitamente utile per l’attraversamento di questo territorio così arduo e delicato e spesso inesprimibile per chiunque sia costretto a confrontarsi con l’Alzheimer. Ed è dal linguaggio che occorre partire, ci spiega Stefano Serenthà, medico geriatra e formatore, o piuttosto, tramite il linguaggio muovere dal caos verso l’ordine, proprio come tra le righe della Genesi a cui si fa riferimento (Exameron, ovvero i sei giorni della creazione) e che scandiscono i capitoli di questo manuale.

Presupposto convinto di questo libro è che chiunque si trovi a dover gestire il paziente affetto da Alzheimer o più in generale da declino cognitivo è obbligato a cimentarsi con una materia caotica, multiforme, instabile, incontrollabile e che soltanto un approccio incentrato sull’accettazione di questa condizione, di questo caos, e sulla sua definizione può condurre a pratiche costruttive, per il paziente e per sé, nonché rassicuranti, protettive e infine addirittura stimolanti. Dunque, adattando le proprie riflessioni alle parole del testo biblico, l’autore invita, per fare un esempio, a riconoscere e ad accettare il disordine (Ora la terra era informe e deserta…) e quindi a dargli forma (e chiamò la luce giorno e le tenebre notte…), oppure, nel capitolo successivo, nel secondo giorno, rimandando alla separazione delle acque al di sopra del firmamento da quelle al di sotto di esso, l’obiettivo sembra essere quello di riuscire a distinguere i vari elementi, ordinandoli, nominandoli, e a trovare punti fermi tra di essi, un firmamento appunto, a distinguere  insomma le priorità, le urgenze e le certezze nella gestione della malattia: e così via attraverso ognuno dei capitoli del libro. Inoltre, è giudizio dell’autore che nel paziente sia contenuto, nel profondo e fino alla fine, un nucleo resistente di personalità da cercare e ravvivare, ad esempio separando le disfunzioni strettamente connesse alla patologia (perdita di memoria, deficit linguistici…) da quelle che ne sono conseguenza (ansia, aggressività, ipermotricità…) oppure valorizzando qualsiasi forma di relazione, dialogo, espressione per quanto confusa anziché correggerla se non addirittura reprimerla: per fare ancora un altro esempio, giunti al quinto giorno (le acque brulichino di vita… ) l’autore ci dice che le giornate del paziente, dopo averne distinto le peculiarità, definito le priorità e individuato le forme e i limiti, devono essere “piene di vita” soprattutto nel brulicare, appunto, dei piccoli gesti quotidiani affinché, come ci viene mostrato verso la fine, la persona nella sua interezza e specificità, anche di genere, rimanga il fondamento primo e la finalità esclusiva (l’autore poi, nell’ultimo capitolo, non tralascia il settimo giorno, ossia quello del riposo, sottolineando in questo modo la necessità, per chi è coinvolto nell’assistenza al malato, di ricavare uno spazio e del tempo per la propria gratificazione e la propria cura).

La lettura di questo libro (al termine del quale si possono trovare alcune pagine di esercizi relativi a quanto trattato) forse non aggiunge molto in termini di conoscenze e di metodologie, soprattutto per chi opera professionalmente nel settore ma, soprattutto per chi invece si trova coinvolto come familiare, ricrea uno scenario più ordinato e, per quanto possibile, armonioso e dà colore e consistenza, descrivendoli sotto questa ottica inusuale e adattandoli a questa veste millenaria, ad atteggiamenti e comportamenti altrimenti tragicamente ripetitivi e stranianti e quasi sempre percepiti se non temuti come ingestibili, insensati e vuoti, infinitamente ed irrimediabilmente caotici.

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