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Monitor di una sala diagnostica che visualizza l'immagine 3D di un cervello umano e dati clinici.

Neurologia, le priorità per il futuro tra tecnologia e sostenibilità del sistema

1 giugno 2026

La disponibilità di farmaci innovativi, biomarcatori e imaging sofisticato richiede competenze nuove e comporta per il sistema sanitario la ricerca di nuovi punti di equilibrio

La neurologia italiana è oggi davanti a una doppia trasformazione. Da un lato aumentano le possibilità diagnostiche e terapeutiche, dall’altro cresce il peso delle malattie neurologiche croniche, in una popolazione che invecchia e che chiede non solo cura, ma prevenzione, qualità di vita e continuità assistenziale.

Questa trasformazione impone una riflessione seria sulle priorità della neurologia ospedaliera e territoriale. La disponibilità di farmaci innovativi, tecnologie avanzate, biomarcatori, imaging sempre più sofisticato e modelli di intervento che fino a pochi anni fa erano impensabili è una buona notizia, ma richiede competenze nuove per il neurologo e un peso economico importante sul sistema sanitario che deve cercare sempre nuovi punti di equilibrio.


Tecnologia e lavoro di squadra

Il lavoro quotidiano con cui le scienze neurologiche devono confrontarsi può essere suddiviso in due grandi categorie: intervento acuto e cronicità.

Nel primo ambito l’ictus resta l’esempio più evidente: è una patologia tempo-dipendente, nella quale diagnosi rapida, organizzazione delle reti, disponibilità di neuroradiologia interventistica e continuità tra pronto soccorso, stroke unit e riabilitazione incidono direttamente sugli esiti. In questi percorsi il neurologo non è una figura accessoria, ma uno snodo clinico essenziale e la possibilità di un consulto in tempi rapidi del neurologo può fare la differenza.

La seconda priorità riguarda la cronicità. Malattie come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, epilessie, neuropatie, patologie neuromuscolari e malattie rare neurologiche richiedono modelli di presa in carico che non possono più essere centrati solo sull’ospedale. Occorre sviluppare percorsi che colleghino ospedale, territorio, Case della comunità, domicilio, medicina generale, riabilitazione, infermieristica e servizi sociali. Non si tratta di “spostare” semplicemente le prestazioni fuori dall’ospedale, ma di costruire équipe di cura realmente integrate. È probabilmente questa la sfida organizzativa più difficile. Di integrazione si parla da anni, ma tradurla nella pratica quotidiana richiede un cambio culturale: uscire da una logica gerarchica e separata per specialità, e costruire modelli nei quali più professionisti lavorino intorno al paziente, con obiettivi condivisi, strumenti comuni e responsabilità chiare. Il neurologo deve saper dialogare stabilmente con altri specialisti delle neuroscienze, con il medico di medicina generale, con il fisiatra, con l’infermiere, con il caregiver e con le strutture territoriali.


Telemedicina strategica

La tecnologia può diventare un fattore chiave tanto per l’acuto quanto per il cronico. La telemedicina non deve essere considerata un rimedio emergenziale o una modalità “minore” di assistenza. Può invece diventare uno strumento strategico. Nell’ictus, a esempio, non tutte le strutture possono disporre di un neurologo h24, in questo caso il collegamento remoto tra strutture periferiche e centri specialistici può favorire decisioni rapide e interventi che quanto prima vengono effettuati, tanto più migliorano l’esito per il paziente, riducendo le possibili conseguenze a lungo termine come le invalidità. Nelle patologie croniche, visite di controllo, rinnovi di piani terapeutici, monitoraggi a distanza e confronto tra professionisti possono ridurre spostamenti inutili, migliorare l’aderenza alle cure e alleggerire le liste d’attesa.

Naturalmente la tecnologia non basta. Servono infrastrutture interoperabili, sistemi informativi condivisi, protocolli chiari e professionisti formati. Se ogni attore del percorso usa strumenti separati, la digitalizzazione rischia di moltiplicare la complessità invece di ridurla. La vera innovazione non è avere più piattaforme, ma costruire un ecosistema in cui ospedale, territorio e medicina generale possano leggere e utilizzare informazioni cliniche coerenti.


La sfida sostenibilità

Un’altra priorità riguarda appropriatezza e sostenibilità. La neurologia è oggi attraversata da innovazioni importanti, ma spesso ad alto costo: pensiamo alle nuove terapie per alcune malattie rare, ai trattamenti avanzati per patologie neuroimmunologiche, agli scenari che si aprono nell’Alzheimer con i farmaci anti-amiloide, oppure alle tecnologie diagnostiche e interventistiche. Accogliere l’innovazione è necessario, ma non può significare rinunciare alla responsabilità nella gestione delle risorse. Il medico oggi deve essere anche un professionista capace di contribuire a scelte appropriate, fondate sulle evidenze e orientate al valore clinico reale.

Il tema è particolarmente rilevante nelle malattie rare neurologiche. Negli ultimi anni molte condizioni, un tempo prive di opzioni terapeutiche, stanno trovando risposte farmacologiche concrete. Ma perché queste opportunità arrivino ai pazienti, la competenza specialistica fa la differenza: bisogna sospettare la malattia, diagnosticarla precocemente, indirizzare il paziente nel percorso corretto e monitorare nel tempo efficacia e sicurezza. La disponibilità di un farmaco innovativo, da sola, non garantisce equità se manca una rete capace di intercettare i bisogni.

Lo stesso vale per le demenze. Nel caso dell’Alzheimer, la differenza nei prossimi anni la farà sempre di più la precocità della diagnosi: identificare tempestivamente i pazienti, distinguere le diverse forme di decadimento cognitivo, usare in modo appropriato biomarcatori, neuroimaging e valutazioni neuropsicologiche e costruire percorsi che garantiscano accesso equo alle nuove possibilità terapeutiche. La prevenzione e la diagnosi precoce diventeranno centrali non solo per la gestione dei sintomi, ma per l’intero assetto organizzativo della neurologia.


Neurologi a confronto

Su questi temi si confronterà anche il 65° Congresso nazionale SNO – Scienze Neurologiche Ospedaliere, che si terrà a Reggio Calabria dal 3 al 6 giugno, riunendo oltre mille medici e professionisti delle neuroscienze. Il congresso rappresenta il principale appuntamento annuale della nostra società scientifica e affronterà, attraverso sessioni plenarie, tavole tematiche e gruppi di lavoro, molte delle questioni oggi più urgenti: la rete clinica per l’Alzheimer e l’accesso ai nuovi trattamenti, l’intelligenza artificiale nelle neuroscienze, il rapporto tra sonno e cervello, la gestione dello stroke acuto, la sclerosi multipla, le malattie rare, la neuroriabilitazione, la neurochirurgia e la neuroradiologia. Questi momenti di confronto tra professionisti del settore sono fondamentali per diffondere le best practice e trovare insieme nuove soluzioni per problemi sempre più urgenti.


Una rete di eccellenza

Il Congresso sarà anche l’occasione per ribadire un punto: la neurologia italiana dispone già di una rete professionale di altissimo livello. In molti ambiti, dai percorsi dell’ictus alla neuroradiologia, dalla neurochirurgia alla gestione delle patologie croniche, il nostro Paese ha sviluppato competenze, équipe specializzate e procedure condivise che rappresentano un patrimonio del Servizio Sanitario Nazionale. La sfida è rendere queste eccellenze più omogenee su tutto il territorio italiano.

Accanto alle criticità, infatti, esiste una nota positiva che non va trascurata. La domanda di salute sta cambiando: i cittadini sono più attenti alla prevenzione, alla qualità della vita, alla diagnosi precoce. È una trasformazione culturale importante, che la neurologia deve saper accogliere. Per farlo servono investimenti, organizzazione e tecnologie, ma anche una visione nuova del ruolo dello specialista: non più solo il medico che interviene quando la malattia è conclamata, ma un professionista capace di accompagnare il paziente lungo tutta la sua vita sia in assenza di sintomi a scopo preventivo, così come in casi di urgenza o di accompagnamento in patologie croniche.

Le priorità della neurologia convergono tutte in una direzione: costruire una rete delle neuroscienze più forte, più integrata e più vicina alle persone. È un obiettivo ambizioso, ma possibile e il patrimonio clinico, scientifico e umano della neurologia italiana ci dice che abbiamo già molte delle competenze necessarie per raggiungerlo.


* presidente SNO-Scienze neurologiche ospedaliere e Direttore Dipartimento Specialistiche mediche e Neurologia - Prato


Fonte della notizia: www.ilsole24ore.com

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