Dai gemelli digitali ai nuovi bersagli per terapie contro Alzheimer e Parkinson: con il progetto Mnesys balzo italiano sulle neuroscienze
27 gennaio 2026
Partito con un investimento di 115 milioni di euro da Piano nazionale di ripresa e resilienza, si stima che il programma potrà portare ritorni economici fino al doppio, attraverso futuri investimenti, assunzioni e risparmi sanitari da diagnosi e terapie più tempestive e appropriate
«Con oltre 800 scienziati coinvolti e grazie ai 65 centri che si sono aggiunti ai 25 soci fondatori, fra cui l'Università di Genova capofila del progetto, sono stati raggiunti risultati scientifici mai visti prima. Oltre 1500 pubblicazioni in appena tre anni, di cui il 75% nelle riveste top di settore, è un record senza precedenti, ottenuto grazie allo sforzo condiviso di ricercatori che hanno messo in rete le loro conoscenze, riducendo il gap fra Nord a Sud Italia nella ricerca scientifica e ponendo le basi affinché la medicina di precisione arrivi finalmente anche in neurologia e psichiatria». Così Antonio Uccelli, coordinatore scientifico del progetto Mnesys e cioè del più grande programma italiano ed europeo di ricerca nelle neuroscienze, traccia un bilancio dell'attività a tre anni dall'avvio dell'iniziativa in occasione dell'evento finale organizzato proprio nel capoluogo ligure.<br>Partito con un investimento di 115 milioni di euro da Pnrr, si stima che il programma potrà portare ritorni economici fino al doppio, attraverso futuri investimenti, assunzioni e risparmi sanitari da diagnosi e terapie più tempestive e appropriate.
Le scoperte in attivo
«Mnesys rappresenta la risposta italiana ai grandi progetti internazionali prosegue Uccelli che è anche direttore scientifico dell'Irccs Azienda ospedaliera metropolitana Regione Liguria: le scoperte che si stanno facendo, dai gemelli digitali del cervello all'identificazione di nuovi bersagli contro cui sviluppare terapie innovative per Alzheimer e Parkinson, dall'utilizzo di farmaci già noti che grazie alla loro migliore conoscenza potranno essere utilizzati anche in malattie diverse fino allo sviluppo di protesi bioniche sempre più integrate, sono solo alcuni esempi dei successi dei ricercatori Mnesys, che avranno ricadute positive sulla salute dei cittadini e sull'organizzazione della sanità».
Ma vediamo nel dettaglio quali sono le principali scoperte derivanti dal maxi programma di ricerca
Il sonno dei neonati per uno neurosviluppo corretto: Studi Mnesys hanno verificato che un sonno adeguato, in durata e qualità, è fondamentale per lo sviluppo corretto del cervello soprattutto nella fase tumultuosa di crescita caratteristica del primo anno di vita, ma ancora di più nei piccoli nati prematuri: in questi bimbi favorire e proteggere il sonno, per esempio garantendo contatto e relazione continui con i genitori anche nelle Terapie Intensive Neonatali, significa migliorare lo sviluppo neurologico che la nascita pretermine può minacciare.
La nuova psichiatria di precisione: I ricercatori stanno scoprendo che dalle caratteristiche di alcune cellule del sistema immunitario rilevabili nel sangue si possono dedurre informazioni importanti per indirizzare al meglio le terapie in caso di patologie psichiatriche, fra cui la schizofrenia e il disturbo bipolare; da specifici tratti del temperamento, come la maggior dipendenza dalle gratificazioni sociali e dal supporto emotivo, si possono invece trarre indicazioni sui pazienti con depressione maggiore resistente al trattamento che possono rispondere meglio alle terapie di nuova generazione, come esketamina.
Il cervello digitale per la neurochirurgia di domani: L'utilizzo di modelli computazionali per gli interventi sul cervello è oggi una realtà grazie a Mnesys: oggi per guidare gli interventi di neurochirurgia e intervenire in modo da preservare il più possibile le funzioni cerebrali è possibile integrare all'imaging tridimensionale, che consente di ricostruire in digitale e con estrema precisione la struttura delle aree da trattare, anche procedure di simulazione dell'intervento sul paziente, che informano su come il bisturi potrebbe interferire con funzioni importanti, motorie o di linguaggio, per una neurochirurgia sempre più rispettosa ed efficace.
Nuovi biomarcatori per l'Alzheimer e le malattie neurodegenerative: Integrando biomarcatori fluidi con tecniche avanzate di imaging molecolare e delle strutture cerebrali, i ricercatori Mnesys stanno riuscendo a individuare marcatori precoci di Alzheimer e Parkinson; nel caso dell'Alzheimer, si è lavorato anche per riconoscerne i diversi profili biologici e così capire quali pazienti avranno una progressione più rapida verso la demenza e la perdita di autonomia, per interventi più precoci e mirati grazie a diagnosi più accurate e tempestive.
Partnership e scienziati in rete
«Tre anni fa Mnesys era una scommessa, oggi possiamo affermare che è una solida realtà che dimostra come sia possibile generare eccellenza attraverso partnership di valore, creando un legame indissolubile tra ricerca ed economia reale spiega Enrico Castanini, presidente di Mnesys. Mnesys ha realizzato una rete in cui per la prima volta dialogano medici e ingegneri, biologi e informatici, in cui l'utilizzo di supercalcolatori in grado di analizzare enormi quantità di dati ha aperto la strada alla medicina di precisione applicata alle malattie del sistema nervoso. La sfida per il futuro è quella di trasferire questa conoscenza in nuovi farmaci, nuove tecnologie a beneficio dei cittadini, con un impatto economico reale. Infatti, dal sostegno a centinaia di giovani ricercatori all'assunzione di molti giovani talenti, dalla creazione di un indotto tecnologico che resterà patrimonio del Paese agli investimenti perché ogni scoperta si trasformi in una cura, il ritorno economico è stimato fino al doppio di quanto stanziato inizialmente grazie agli effetti positivi su occupazione e miglioramento della salute».
La ricerca di base come priorità
«Il programma Mnesys e i risultati che ha consentito di raggiungere sono la prova di quanto sia fondamentale investire in ricerca se vogliamo contribuire allo sviluppo aggiunge Loredana Luzzi, direttore generale di Mnesys. In Italia il finanziamento della ricerca è da tempo esiguo rispetto al Pil: nonostante il Governo nel Piano strutturale di bilancio stimi di destinare una spesa pubblica in leggera crescita, dallo 0,5% del 2024 allo 0,6% nel 2029, molto resta da fare. Non sempre il valore dell'investimento in ricerca viene percepito, ma finanziare la ricerca di base è una priorità strategica per rafforzare la competitività e sostenere gli obiettivi del Pnrr. Tradurre le scoperte in benefici concreti per la salute pubblica, la qualità della vita e lo sviluppo tecnologico del Paese è l'obiettivo ambizioso alla base del programma Mnesys, che in tre anni ha trasformato questa visione in una concreta realtà».
Fonte della notizia: https://www.ilsole24ore.com/art/dai-gemelli-digitali-nuovi-bersagli-terapie-contro-alzheimer-e-parkinson-il-progetto-mnesys-balzo-italiano-neuroscienze-AIG1s14
