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Un uomo anziano con occhiali, felpa gialla e cuffie rosa sorride mentre guarda lo schermo dello smartphone.

Rimbambiti dallo smartphone? Macché: la tecnologia può aiutare contro il declino cognitivo

18 agosto 2025

L’uso regolare della tecnologia si associa a un declino cognitivo più lento. A condizione però che l’utilizzo sia consapevole e interattivo

Per anni si è temuto che smartphone e computer “rimbambissero” il cervello. Ma una nuova meta-analisi pubblicata su Nature Human Behaviour racconta un’altra storia: nei “pionieri digitali” l’uso regolare della tecnologia si associa a un declino cognitivo più lento.


Lunga vita: (l’archivio completo)

I ricercatori hanno analizzato 136 studi osservazionali e longitudinali condotti in tutto il mondo, includendo 411.430 adulti con un’età media di 68,7 anni, seguiti fino a 18 anni. Dei lavori esaminati, 57 sono stati inclusi in una meta-analisi quantitativa: il risultato è stato chiaro. L’uso di tecnologie digitali - dal computer allo smartphone, fino a tablet e piattaforme online - si associa a un rischio inferiore del 58% di sviluppare deficit cognitivi (OR = 0,42) e a un rallentamento del declino nel tempo del 26% (HR = 0,74). Questi effetti restavano significativi anche considerando fattori come età, livello di istruzione, stato di salute generale, condizione socio-economica e altre misure di “riserva cognitiva” già note.


L’ipotesi della “technological reserve”

Per spiegare questi dati, gli autori propongono l’ipotesi della technological reserve: l’uso di dispositivi digitali richiede e stimola funzioni complesse - come pianificazione, memoria di lavoro, attenzione selettiva, problem solving - che rappresentano un vero allenamento per le reti neurali. Attività come videochiamate, ricerca di informazioni, gestione di documenti e uso di applicazioni possono agire come esercizi cognitivi quotidiani, soprattutto quando comportano interazione sociale, decisioni rapide e adattamento a contesti nuovi.


Un aiuto per mantenere i contatti con amici e familiari

Interessante è anche il possibile ruolo della tecnologia nel favorire connessioni sociali. Tenere i contatti con amici e familiari, partecipare a gruppi online o imparare nuove competenze digitali potrebbe proteggere indirettamente la salute del cervello, grazie alla riduzione dell’isolamento e al potenziamento del benessere emotivo, due fattori già associati a un minor rischio di demenza.


Naturalmente, questi risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto: gli studi sono osservazionali, e resta aperta la possibilità che siano le persone con funzioni cognitive già più solide a usare di più la tecnologia. Inoltre, non tutte le esposizioni sono uguali: le attività digitali attive e sfidanti sembrano avere un potenziale maggiore rispetto alla fruizione passiva di contenuti, che potrebbe anzi ridurre lo stimolo cognitivo.


Il messaggio pratico è che, se usata in modo consapevole e interattivo, la tecnologia non è il “ladro” della nostra memoria: può diventare un prezioso strumento di prevenzione, parte integrante di una strategia di invecchiamento cerebrale sano, da affiancare a esercizio fisico, dieta equilibrata e sonno di qualità.


Take home messages

  1. L’uso regolare di tecnologie digitali negli over 50 è associato a un minor rischio e a un rallentamento del declino cognitivo.

  2. La “riserva tecnologica” ipotizza che stimoli cognitivi complessi mantengano attive le reti neurali.

  3. Attività digitali interattive e stimolanti sono più protettive del consumo passivo di contenuti.


REF:

https://www.nature.com/articles/s41562-025-02159-9


Aureliano Stingi, dottore in biologia molecolare, lavora nell'ambito dell'oncologia di precisione e longevità


Fonte della notizia: https://www.repubblica.it/salute/2025/08/18/news/rimbambiti_dallo_smartphone_macche_la_tecnologia_puo_aiutare_contro_il_declino_cognitivo-424788275

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