

Aiutami a ricordare
Marco Trabucchi
2022
Lo si può considerare come un memorandum questo Aiutami a ricordare di Marco Trabucchi.
Anzi, lo si può raffigurare come una fitta sequenza di post-it disposta su di una parete e a disposizione di chiunque per ricordare, appunto, per ripassare, per riordinare fatti, considerazioni e suggerimenti riguardanti una galassia altrettanto fitta ma disordinata e apparentemente così lontana (o forse così vicina) come quella che è propria della vecchiaia, della fragilità degli individui in generale e dell’Alzheimer in particolare: l’autore infatti argomenta le tante circostanze associabili alla malattia quasi sfiorandole soltanto, e rimarcandole però instancabilmente. Ognuno dei tanti aspetti che caratterizzano le condizioni dell’anzianità e della disabilità viene definito nelle sue sfaccettature e riposizionato, nel tempo (accenni alla storia della malattia, ricorsi alla storia della scienza farmaceutica con le sue accelerazioni e le sue pause) e nello spazio (la casa del malato soprattutto, e poi le varie strutture di accoglienza e in generale la società intera) e ognuno degli interpreti di queste circostanze viene delineato, velocemente ma con tratti molto definiti: il paziente innanzitutto, con le sue debolezze, la sua solitudine e le sue paure, i suoi familiari con le loro premure e le loro inevitabili mancanze, i medici con la loro coscienza del presente e la loro visione del futuro, e soprattutto viene messa in evidenza la figura del caregiver principale, con tutto il suo carico di responsabilità, di fatica (un lavoro di 36 ore al giorno, viene più volte sottolineato dall’autore) e, più di ogni altra cosa, di emotività e sensibilità: la teoria che sembra infatti conformare il testo di Trabucchi è che il rapporto affettivo – se non proprio d’amore – tra il caregiver (che sia un familiare o un professionista) e il suo assistito sia l’unico vero antidoto alla complessità della patologia e alla inesorabile e conseguente decadenza, o per meglio dire, l’amore aiuta a conservare quelle porzioni di consapevolezza e di vitalità del paziente o addirittura ne restituisce, se pure soltanto momentaneamente, alcune che sembravano perdute.
Qualche esempio che l’autore riporta in forma di resoconto da parte di familiari e assistenti conferma questa idea: Trabucchi non sottovaluta evidentemente l’aspetto specificamente scientifico delle terapie nonché della ricerca finalizzata a possibili, future cure così come all’approfondimento delle cause della malattia (in queste pagine sono fatti accenni a molti aspetti dell’eziologia della malattia di Alzheimer e vengono riportate le proprietà di molti farmaci in uso fino ad oggi) ma individua nella struttura familiare innanzitutto e quindi nella qualità dell’assistenza, familiare appunto o professionale, l’unico baluardo resistente, per quanto possibile, al tracollo, dalla crisi successiva ai primi sintomi allo smarrimento dopo le prime diagnosi e fino al doloroso esito della vicenda.
Non è dunque un testo strettamente scientifico, nonostante la professione esercitata dall’autore, né un resoconto autobiografico né tantomeno una storia romanzata ma si tratta, come già detto, di una sorta di esercizio mnemonico (quasi una operazione di stampo tautologico): ripetendo e riordinando le parti del discorso, sottolineando gli accenti più salienti, accostando o sovrapponendo tra di loro le sequenze logiche ed esperienziali più significative, viene tenuta in esercizio la memoria, personale e collettiva, per ricordare che è la qualità, l’intensità e la durata di un rapporto assistenziale il più importante supporto in contingenze come queste e per non dimenticare mai che le persone (tutte, a partire da se stessi) anche nelle condizioni più severe e irrimediabili restano tali, in ogni momento e fino alla fine.
