

L'idiota di famiglia
Dario Ferrari
2026
È incombente la figura del padre di Igor, l’irresoluto protagonista quarantenne che raccontandosi, raccontando le sue travagliate vicende sentimentali, i frustranti incarichi professionali, la nostra epoca incerta e quella della sua giovinezza, disegna, o meglio scolpisce la figura di Franco Nieri, suo padre appunto (“Herr Professor” per Igor e sua sorella Ester) interrogando la loro storia familiare e più in generale quella italiana dal secondo dopoguerra ai giorni nostri: è incombente la figura severa ed eloquente dell’intransigente professore di Filosofia, dell’idealista e battagliero militante di sinistra, del padre esigente e provocatorio, così come è infine incombente la forma, sempre più statica fin quasi all’inerzia di quest’uomo ormai affetto da Alzheimer, forma che si modella pagina dopo pagina fino ad occupare l’intera scena.
Maneggiando con molta cura una materia vivida e multiforme Dario Ferrari con questo suo L’idiota di famiglia plasma un romanzo altrettanto sfaccettato e assai movimentato che si svolge tra Roma, dove Igor vive con la sua compagna e il suo gatto e dove lavora come traduttore, e Viareggio, sua città natale e dove è costretto a trasferirsi per lunghi periodi per poter assistere assieme alla sorella e al nipote settenne Cosmo il padre malato e, per rafforzarne la sostanza narrativa e soprattutto per addentrarsi nella dolorosa ferita che si apre tra il padre e la realtà ne raddoppia il piano della narrazione: assecondando una precedente richiesta del padre, Igor si occupa di mettere in ordine e trascriverne gli scritti che negli anni e in maniera via via più disordinata (e Igor vi intravede ora i primi segni della malattia, allora non riconoscibili) aveva redatto per raccontare fatti realmente accaduti nella Viareggio dei primi del Novecento e che lui fa segretamente rivivere, romanzandoli e colorandoli dei suoi ideali, quegli ideali che lo hanno caratterizzato lungo l’intero arco della sua vita condizionando ogni sua scelta e ogni sua conclusione: così il romanzo di Dario Ferrari si biforca e le due storie – quella della irrequieta Viareggio del 1920 e quella della vita di “Herr Professor” e della sua famiglia e più in generale dell’ Italia, dagli anni ‘80 del secolo scorso ad oggi – si alternano in maniera serrata, scambiandosi afflati, entusiasmi, delusioni, illusioni.
Igor si sente in un certo senso delegato alla ricostruzione e conservazione della memoria, di quella memoria che suo padre va progressivamente perdendo, attraverso la manutenzione del linguaggio e il suo mestiere di traduttore acquista in tal modo una valenza in qualche modo esclusiva: sarà lui appunto a tradurre ed esplicitare una storia così profonda, così complessa, così variopinta come quella di suo padre. Sarà Igor a tenere insieme una sintassi di ricordi e di volontà che la malattia rende giorno dopo giorno meno leggibili e l’accuratezza e la precisione di questo suo mestiere (sul quale nel corso del romanzo vengono fatte acute quanto disincantate considerazioni) insieme alla distanza che nel corso degli anni si è venuta a creare tra i due protagonisti non nascondono del tutto momenti di vicinanza e di commozione (emblematico il momento in cui Igor realizza che la televisione sempre accesa perché il padre possa “distrarsi” in realtà è accesa per sé, per “non vedere l’abisso in cui è finito Herr”).
Che sia l’inciampo durante un accalorato discorso pubblico o una truffa subita senza accorgersene o l’insorgenza del turpiloquio nelle parole altrimenti cristalline del professor Nieri, oppure le etichette da lui utilizzate per non dimenticare i nomi delle cose, i sintomi e le conseguenze della malattia erodono la raffinatissima e robustissima natura intellettuale di quest’uomo che di questa – non del corpo – aveva fatto un vero e proprio baluardo contro le aggressioni del tempo (e della Storia) e che però, leggiamo verso la fine del romanzo e dopo la sua morte, rimane, ordinata dalla cura meticolosa di Igor, nella memoria di chi in vario modo lo aveva conosciuto e ne aveva condiviso la sostanza e soprattutto rimane a disposizione delle generazioni future.
