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libri
Heidi

Heidi

Francesco Muzzopappa

2018

Il libro di Francesco Muzzopappa (Heidi, Fazi Editore, Roma, 2018) è un romanzo di fantasia, ma i protagonisti vivono le situazioni con la profondità, le reazioni, le emozioni ed a volte la leggerezza della quotidianità. Ambientato a Milano, centro degli affari, della fretta, della solitudine e dei problemi di chi ci lavora, evidenzia a più riprese pregi e difetti della città. La protagonista, Chiara, è figlia di un famoso critico letterario del Corriere della Sera (Massimo Lombroso), noto per la sua capacità di screditare e distruggere chiunque in poche righe. "...Temuto e osannato fino all’ultimo giorno di lavoro, dopo la pensione è stato gettato nell'oblio da tutti... e infine dalla sua stessa mente... fino a ritrovarsi solo, rancoroso, depresso...". Non riconosce più persone, oggetti, luoghi; è diventato arrogante e misantropo a causa di una demenza selettiva che ha accentuato le negatività del suo carattere (già anaffettivo, burbero, misogino).

Chiara ha 35 anni, è single dopo alcune storie deludenti; lavora come direttrice di casting (fa provini per programmi televisivi) per la Videogramma, situata in un palazzo nella periferia di Milano, che si occupa di trovare format innovativi da vendere alle TV. Il nuovo capo (detto lo Yeti) ogni giorno pretende dai dipendenti (circa 50) idee sempre più originali e personaggi sempre più irreali da proporre sul mercato, pena il licenziamento.

Il libro inizia con la protagonista che passeggia nel centro di Milano. All’improvviso una chiromante la chiama per leggerle la mano. "...Non mi siedo manco morta... ma per chi mi ha presa... non sono così stupida. Ma la curiosità è più forte e il risultato... l’amore va male, la famiglia insomma, il lavoro così così... la vita sociale è un disastro... il futuro sarà più incasinato del presente... ma sarà un casino positivo...". Un casino positivo che stronzata riflette Chiara mentre si confronta con le turbofighe che le passano accanto "...Io non ho tempo per i capelli... figuriamoci per l’esercizio fisico...". Sognavo di diventare architetto e di fare soldi a palate "...Oggi non sono architetto e non ho soldi a palate... Però il mio lavoro mi diverte... si prova un gran sollievo quando sei obbligato a vedere gente che sta peggio di te...". Persone che stanno in fila per esibirsi come ballerini, imitatori, acrobati, fachiri, cantanti, improvvisatori.

"...Forse sono nata nel secolo sbagliato, volevo chiacchierare con le amiche, invece vivo da sola, sono single. La storia d’amore non la ho con un uomo ma con il pacchetto premium della TV...".

Queste prime pagine evidenziano lo stile scorrevole, le battute divertenti, l’umorismo un po' inglese delle situazioni e dell’ambiente "...Spesso mi sento la coordinatrice di un centro di riabilitazione... e pensare che da piccola odiavo il circo e ora ne dirigo uno... sono stanca di uscire di casa col buio e di rientrare col buio... alzarsi, lavorare, dormire e il giorno dopo tutto daccapo. A Milano l’ideale di vita è arrivare morti alla pensione...".

All’improvviso però la routine di Chiara si complica dopo una telefonata: "...C’è un problema con papà. È diventato un lanciatore di oggetti, nonostante i sedativi... ha lanciato un vaso di ottone alla responsabile del reparto... suo padre non è più un ospite gradito... la malattia si è fatta avanti in silenzio: prima un nome scambiato... un orologio perso e poi... non è più riuscito ad orientarsi, perdendosi tra le pareti di casa...". All’inizio immagini che la situazione possa migliorare e poi quando non riconosce più nemmeno te, capisci che la faccenda è grave e irreversibile "...Con lui sono sempre stata in guerra... ho provato a tenerlo a casa, poi ho cercato una struttura... non abbiamo mai avuto un buon rapporto... l'unica concessione, quando guardavamo le videocassette di Heidi. Ora lui è diventato il nonno di Heidi... ho sempre visto mio padre come un gigante e ora è un filo d’erba... mia madre è morta quando avevo 22 anni... così tutti i parenti... sono sola...". Nessuno vorrebbe tenersi uno che nella sua vita ha trattato tutti a pesci in faccia "...Devo cavarmela da sola. Dobbiamo lasciare la stanza. Qui non ti vogliono più. Ma tu sei troppo piccola per guidare... risponde Massimo alla figlia che cerca di schiacciare cinque anni di vestiti in una valigia...". Durante il viaggio in macchina verso la casa di Chiara, Massimo osserva il mondo scorrere dal finestrino e respira, mentre la sua mente sembra rincorrere altri pensieri.


La casa di Chiara è una villetta fuori Milano. La camera degli ospiti viene sgombrata per suo padre. "...Ti piace? Chiede Chiara, No È la risposta... siamo due immagini fuori sincrono... ciascuno nel suo mondo...". Mentre Massimo si guarda intorno vede un cane dalla finestra "...Lo sai che anche Byron ne aveva uno e quando morì scrisse sulla sua tomba: In questo luogo / giacciono i resti di una creatura / che possedette la bellezza ma non la vanità, / la forza, ma non l’arroganza, / il coraggio, ma non la ferocia, / e tutte le virtù dell’uomo senza i suoi Vizi... buona notte Heidi... non riesco a mettermi il pigiama...". Chiara lo aiuta e il giorno dopo inizia a cercare una badante. Dopo molti colloqui deludenti con diverse donne, si presenta Thomas, un bellissimo ragazzo di 28 anni specializzato nell’assistenza di anziani con problemi "...Sei Peter, l’amico di Heidi?..." Gli chiede Massimo; i due parlano tra loro e vanno subito d’accordo "...Questo Thomas ci sa fare davvero...". Chiara può tornare alla sua vita, ai suoi colloqui di lavoro. A Milano la puntualità è tutto. Qui il tempo è denaro, il denaro è vita e la vita è lavoro "...Alle 20 torno a casa e non so cosa aspettarmi... papà dorme sul divano; tutto è in ordine...". Thomas gli ha fatto fare esercizi fisici, ha giocato e parlato con lui; lo tratta come un amico. Poi la sorpresa: quel ragazzo sa anche cucinare e osserva: "...Ma in questa casa non si fa mai la spesa... frutta, verdura... non c’è niente di fresco... la mia famiglia ha un ristorante... ho fatto tanti lavori. Con gli anziani mi sento bene... spero di diventare medico... però ho la sensazione che tu non voglia avere a che fare con tuo padre... anche se gli assomigli molto...".

A questo punto Chiara si confida con Thomas parlandogli del suo lavoro, del suo capo, dei licenziamenti e delle difficoltà che ha sempre avuto con il padre "...L’immagine di papà più nitida della mia infanzia è quella che ride da solo davanti alla macchina da scrivere...". Replica di Thomas: "...Ci deve essere affetto tra di voi. È tuo padre...". Ma Chiara precisa: "...Posso aiutarlo... ma l’affetto non posso costruirlo al tavolino...".

Gli avvenimenti che seguono evidenziano come le vite di persone lontanissime tra loro spesso possono incontrarsi proprio quando siamo in difficoltà, in situazioni da cui pensiamo di non poter uscire. In quest’ottica l’autore descrive come tra Chiara e Thomas, che si sono incontrati per necessità, nascano spontaneamente sentimenti che li uniscono giorno dopo giorno.

Intanto Massimo reagisce a questa situazione con una insolita serenità, che gli permette di ricordare molta di quella cultura, che inaspettatamente risulterà determinante nel lavoro della figlia. Anche il contatto con la natura, che Thomas impone a padre e figlia darà i suoi frutti. È domenica, "...Thomas che ci fai qui? Andiamo a fare un picnic... io vesto Massimo...". È estate e allontanandosi dalla città i grattacieli lasciano spazio a edifici sempre più piccoli ed infine alla campagna. Massimo corre a braccia aperte. Si muove instabile con la meraviglia di chi osserva tutto per la prima volta. Poi insieme a Thomas fa il bagno nel lago, mentre Chiara è preoccupata per la lista dei licenziamenti, in cui compare anche il suo nome. Al rientro a casa Thomas e Chiara riescono a scambiarsi un bacio, poi lui scappa perché ha un esame tra pochi giorni e lei deve farsi venire idee innovative, se non vuole perdere il lavoro. Così, come fa spesso, Chiara assume delle gocce per avere la massima resa dal suo cervello. Dato che non ottiene risultati pensa di dare le stesse gocce al padre, che ha sempre avuto ottime idee, supportate da una sconfinata cultura. Il risultato infatti è una serie di trovate insperate e innovative, tanto che il giorno dopo in ufficio il successo è assicurato e il capo si complimenta con Chiara. Per festeggiare, la sera Thomas e Chiara escono, mentre il padre dorme controllato da un’App del telefono. Il ristorante scelto è quello della famiglia di Thomas che accoglie Chiara con entusiasmo.

Tutto sembra andare nel migliore dei modi, ma "...A volte sono maestra nel rendere la mia vita difficile...". Infatti Chiara, dopo aver bevuto più vino del previsto, confessa a Thomas di aver dato delle gocce al padre per farsi aiutare nel lavoro. "...Ero disperata e senza idee. Si chiama sopravvivenza...". Risposta di Thomas: "...E l’idea chi te l’ha data, Hitler?..." La reazione del ragazzo è durissima, tanto che il giorno dopo si licenzia. Chiara si sente un verme, mentre guarda il padre che borbotta: "...Heidi sei licenziata... e si eclissa in camera lasciandomi con i miei e i suoi problemi da risolvere...".

I giorni seguenti trascorrono nella ricerca di badanti e nelle recriminazioni "...Dovrei scrivere un format apposta per me: La regina delle sfighe: la nuova serie...". A questo punto ci aspetteremmo un finale triste per tutti i protagonisti, ma siccome l’autore è un inguaribile ottimista, trova il modo migliore per concludere questa storia delicata, coinvolgente, ma anche profonda e attuale. Così accade che in ufficio Chiara riesce a fare sostituire il suo capo e a recuperare tutti gli amici licenziati, poi decide di presentarsi nell’università dove Thomas sta sostenendo l’esame. "...Vorrei dirgli che non so cosa dirgli... in Egitto ci sono voluti anni per costruire il volto della sfinge. Lui ci mette un secondo. Io cerco di rimuovere l’incidente, lui no...". È a questo punto che il Destino ci mette del suo. Il telefono squilla: il padre di Chiara è stato ricoverato all’ospedale Niguarda perché ha ingoiato un flacone di sonnifero. Entrambi salgono in macchina. E Thomas la rimprovera: "...Non ti avevo detto di chiudere quell’armadietto?..." Ha deciso che la colpa è di Chiara. Per fortuna Massimo si riprende e parla subito a Thomas. "...Tu e Heidi dovete imparare ad andare d’accordo. Tu sai fare tutto... Heidi è ancora piccola e devi sopportarla... il tuo aiuto per noi è prezioso...". Chiara esce dalla stanza per prendere un caffè; Thomas la raggiunge. "...Smetterai di prendere le pillole? Non puoi appaltare la tua serenità agli psicofarmaci...". E Chiara "...Tu tornerai da noi? Mi dai un’altra possibilità? Può essere..." Risponde Thomas. Così la vita di tutti riprende il suo percorso, come sempre. Il lavoro è sicuro, gli amici sono stati riassunti, il capo despota licenziato. Thomas sta preparando un altro esame seduto su un prato e tiene d’occhio Massimo che sembra più lucido, meno distratto. La sua patologia non lascia spazio alla speranza, ma nei suoi occhi c’è una luce diversa. Sembra che l’affetto dei due giovani l’abbia risvegliato. Chiara gli chiede "...Ti sei divertito oggi?..." Massimo risponde: "...Si, Chiara...".

Dopo cinque anni il padre si è ricordato il nome della figlia e le sorride, mentre i suoi occhi si riempiono di lacrime.

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