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Mamma ti ricordi di me?

Mamma ti ricordi di me?

Mara Venier

2021

Nell’ottobre 2020 Mara perde Gianni Dei, amico e fratello da sempre; dopo pochi giorni compie 70 anni, ma invece di festeggiare le vengono in mente i tempi in cui loro due, giovani, vivevano felici a Venezia, ma ricorda anche la morte di sua madre, Elsa, avvenuta cinque anni prima, ma non ancora accettata "...Mi ritrovo a fare la conta dei dolori, delle perdite... e ce n’è una più ingombrante di tutte. Mia madre... pensare a lei è troppo doloroso... e mi sono abituata a non farlo... per non soffrire...". Poi in un pacchetto trova una sua foto con la mamma; erano felici a Venezia. Quindi proprio la perdita dell’amico aiuta Mara a metabolizzare la perdita di Elsa. Solo in questo modo tornano alla mente il passato, i ricordi; la stanza da ragazza, il caffellatte del mattino, il cinema, la felicità di stare insieme. Poi il ricordo più duro "...Ciao mammina... e la risposta... buongiorno signora... arriva sempre nella vita di tutti i figli... un momento in cui i ruoli si invertono... a volte volevo illudermi, trovare un senso a quel male che non si fa scrupoli degli affetti, della memoria, della dignità...".


Il libro va avanti con i ricordi del padre ferroviere, trasferito a Mestre nelle case popolari. La vita piena di persone, rumori, felicità e le passeggiate a San Marco, per non dimenticare Venezia. I ricoveri del padre, la mamma che cuciva per tutti; l’estate nelle colonie insieme a tanti bambini. Mara aveva la pelle scura, i capelli neri e un temperamento da maschiaccio. Così a otto anni va a bottega da una parrucchiera "...Mi piaceva l’idea di guadagnare qualche soldino, e fare i capelli alle belle signore mi riempiva di emozione... sognavo di aprire una profumeria...". Poi a quindici anni il primo ragazzo che mi presenta i suoi amici, tutti più grandi; tra questi il principe Furstenberg "...Che veniva a prendermi sotto casa con la Balilla rossa, regalo dello zio Gianni Agnelli...".

Però, siccome al cuore non si comanda, Mara si innamora di un modello, Francesco Ferracini "...Lui era il mio sogno...". Otto anni più di lei, un avventuriero. Resta incinta, si sposa; la stessa sera lui parte e non si fa più vivo "...Nonostante non fosse una situazione facile... mia madre mi è sempre stata vicina, mi ha aiutato a crescere mia figlia... e a coltivare i miei sogni... non sbandierava i suoi sacrifici... li faceva e basta... vivevamo tutti a Mestre con la pensione di papà...". Il viaggio a Roma e lo stilista Roberto Capucci, che trasforma Mara in modella; successivamente l’incontro con Pier Paolo Capponi ( con il quale vive sei anni), padre di suo figlio Paolo. In seguito il periodo con Gerri Calà, caratterizzato da allegria e spensieratezza; poi i dodici anni con Renzo Arbore. Infine Nicola Carraro "...L'uomo che mi ha reso felice, ha cancellato i dolori... mi ha dato la sicurezza e l’amore che cercavo... con lui ho trovato la tranquillità. Lui mi ha accettata per quello che sono...".


Una mattina Elsa cade e si rompe il femore. La Tac al cervello evidenzia che "...Alcune cellule si sono spente... e non si possono riaccendere?... purtroppo no...".


Iniziano le dimenticanze, le cose che non trova "...Mia mamma mi sembrava stranamente svagata, assente, come se si fosse dimenticata il perché dei suoi gesti... uscire e perdersi nella sua città.. Non era solo un problema di vecchiaia il suo... pian piano quella parola ha cominciato a rimbombarmi in testa: Alzheimer... quante volte l’avevo sentita pronunciare... è incredibile quanto si possa essere cinici... quando una tragedia non ci tocca da vicino... e quanto può essere doloroso piombarci dentro... a volte l’amore è più forte di qualunque altro sentimento e l’unica cosa che desideri è che le persone che ami restino per sempre al tuo fianco...".


In seguito ad un malore Elsa viene ricoverata in ospedale e non torna più a casa. Quindi quando esce viene spostata in una Casa di Cura, la Residenza per sempre "...Ogni tanto mi riconosceva... c'era una parte di me che non voleva rassegnarsi a perderla... era peggiorata tanto... giorno dopo giorno scivolava un po' più giù, senza che io potessi fare nulla...".


Le molte persone incontrate nella Residenza, tutte con le loro storie, i loro problemi, accumunati dal fatto che portavano la stessa croce "...Questa è una malattia che porta via tutto non solo a chi soffre, ma anche a chi per amore gli resta accanto... soffriamo tutti a modo nostro, ma la condivisione del dolore... è un’arma di sopravvivenza... io non sono stata una madre perfetta... ma non esistono madri perfette, esistono solo madri che amano e che tuttavia sbagliano... Elsa invece è sempre rimasta in attesa che arrivasse il momento per rendersi utile, come accadeva sempre... in qualsiasi momento della mia vita ho avuto la certezza che lei c'era... la sua malattia ha capovolto gli equilibri. Perché ad un certo punto Elsa c'era, eppure non c’era più... perché la demenza cancellava ogni mattone del mostro vissuto insieme...".


Dalla nonna i nipoti, Lisa e Paolo, hanno imparato che "...L’amore di un nonno è un bene dal valore inestimabile, incondizionato, cieco, eterno..."; ma si sono anche accorti che "...Elsa aveva ancora bisogno di emozioni, carezze, sorrisi, amore... volevamo dimostrarle che in quel sovrapporsi di presente, passato, futuro…lei per noi rimaneva sempre la stessa...".


Infine gli ultimi giorni "...Ho ricordi confusi... non volevo lasciarla andare...". Poi il medico che dice "...Mara la mamma non c’è più...". Durante il funerale Paolo legge le parole di Sant’Agostino "...Asciuga le tue lacrime e non piangere; se mi ami, il tuo sorriso è la mia pace...".


"...Mia madre era ormai solo dentro di me e per sentirla vicino mi sarebbe bastato cantare una delle nostre canzoni...".

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