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Alzheimer d’amore, poesie e meditazioni su una malattia

Alzheimer d’amore, poesie e meditazioni su una malattia

Franca Grisoni

2017

Franca Grisoni, Alzheimer d’amore, Poesie e meditazioni su una malattia. Interlinea Edizioni, Novara, 2017


Si deve all’autrice del libro, questa raccolta di poesie sull’Alzheimer, che ho iniziato a leggere dalla Postfazione, che presenta questo libro in tutta la sua originalità. La lettura richiede impegno e attenzione in quanto le diverse poesie sono seguite da traduzioni da lingue e dialetti diversi, ma anche da una puntuale analisi degli autori, di cui vengono considerate anche altre opere, sempre pertinenti all’argomento. Per questi motivi, ho cercato di scrivere poche righe su ogni poesia, in modo da permettere al lettore di avere un’idea sull’insieme del testo, che consiglio vivamente di leggere, in quanto a mio avviso è in grado di aiutare chiunque sia coinvolto da questa malattia.


La prima poesia, Alzheimer, madre di Davide Rondoni è stata quella che ha convinto l’autrice (2008) a mettere insieme altre poesie sull’Alzheimer, quasi tutte autobiografiche, che sono state raggruppate sotto tre diciture. Per questo, la poesia sulla madre rientra nella parte, Il ricordo di prima, che ne comprende altre, tutte attinenti alle reazioni dei figli di fronte alla malattia di un genitore. In questo caso il poeta descrive la madre di amici, perché resta coinvolto nel loro disorientamento "...Era lei il sole mite/le girava tutto intono… e ora/vederla aver bisogno di tutto, cadere…". Nella seconda, Ricordi di Alzheimer, Alberto Bertoni è un figlio che scrive "...Sbucando dal suo male/si affaccia ogni tanto mio padre… e descrive il decorso di dieci anni, dove l’amore continua a manifestarsi... cambiati gli occhi/sciolti d’amore...". Il declino cognitivo è progressivo, fino a quando non precipita. La terza poesia, di Franco Franzin, intitolata Hipa Bombicina Pers, prende il nome da una muffa che disidrata i cadaveri, proprio come sta facendo l’Alzheimer con suo padre "...E intanto/mi chiedo se domani ti ricorderai/ancora di questa breve gita/lungo i laghi che girasti allora/per il tuo lavoro...". Roberto Amato scrive Sgomento, l’ultima poesia di questa sezione, e ricorda "...La deficienza di mio padre/poco più che trentenne/ e già stordito/ da un Alzheimer/precoce...".

Una malattia che causa la perdita di interessi ed entusiasmo.  


Seguono le poesie raggruppate nella sezione, Silenzi e bisogni, che mettono in luce i difficili momenti dei familiari, mentre cercano di capire le necessità della persona che ormai non sa più fare niente. In questa parte, Il lavacro, di Roberta Dapunt prende in considerazione L’Alzheimer di due genitori "...Ho portato le pantofole  ad aspettare/i tuoi piedi dalle dita intrecciate... il dramma di una vita che si ripete uguale, senza passato e senza futuro...".

Pian piano si spengono coscienza e pensiero, quindi i familiari devono intuire i bisogni della persona. La poesia di Azzurra D’Agostino, Il mondo celeste, racconta l’Alzheimer del nonno, che era stato partigiano e poi è "...Portato a spasso dagli altri...", e della nonna che le portava frutta e verdura dall’orto, ma  è diventata "...Una cosina tutta da sola/che non ha un posto dove andare/e sta muta in un angolo/con gli occhi chiusi che sembra che dorma...".


La lunga parte dedicata all’Identità e memoria, inizia con il poeta Andrea Zanotto che scrive, Nella peste da distrazione "...E ora vado in giro con le calze penzoloni/con la barba di tre giorni/con la nobile testa/cercando il posto per far l’ultimo ribaltone...". E lamenta la "...Pesante smemoratezza che gli ustiona la materia grigia...". Nella poesia di Alceo Gianani, Alzheimer, la malattia colpisce  la moglie "...Avviata all’eternità..." Ma anche il marito che rimane al suo fianco "...Anche tu ora condividi quell’amaro destino...". Nei puntuali commenti che seguono la poesia, Franca Grisoni conferma come nel decorso di questa malattia sia fondamentale continuare ad alimentare un rapporto affettivo con i malati. Ma è la poesia L’amore al tempo del morbo di Alzheimer, scritta da Vesper Fe Marie Llaneza Ramos a evidenziare l’importanza dell’amore "....L’amerò fino alla nostra ultima conversazione... lasciamo che dorma tra le mie braccia....". Anche in altre malattie come la degenerazione Corticobasale, la dottoressa Ramos sottolinea la stessa necessità dell’amore, mentre una moglie sussurra al marito "...I dottori dicono che quel braccio non ha niente di sbagliato... ma il tuo cervello non sa che è li....".

Nella malattia di Huntington invece è una madre che si prende cura nel marito e poi del figlio "...Ho allevato un figlio coraggioso... che ha tenuto la mano a suo padre... dicendo... non avere paura, ti seguirò presto...". Nelle sue considerazioni sull’Identità e la Memoria Franca Grisoni si chiede "...Siamo ancora noi stessi senza i nostri ricordi?...". La poesia di Mario Benedetti, Pausa, consiglia di fare una pausa ogni tanto per "…Cantarsi la verità...".

Tutto questo però non è possibile per un malato di Alzheimer, che non può più accedere al suo passato e ha perduto anche il presente. Con La Fame, Fabrizio Sinisi ripropone il mito greco di Edipo che si interroga sugli enigmi della vita. Ma quello descritto nella poesia è un Edipo dei nostri giorni che sta "...Fuori della porta del suo monolocale al/ pianterreno... non ricorda più la sua giovinezza...". Quindi, l’incontro tra Il vecchio Edipo e il giovane risulta impossibile. Perché la perdita dei ricordi significa perdere sé stessi. La poesia di Fabio Pusterla, Tremolio, è dedicata alla nonna novantenne, affetta da una grave disabilità cognitiva, che raggiunge il balcone e guarda un mondo sconosciuto, dove tutto è diventato tecnologico. Il suo secolo in bianco e nero, con due guerre mondiali, le grandi navi che portavano i migranti nelle Americhe, le malattie che facevano morire, è sparito, mentre la nonna è diventata "...Una lucertola/ troppo vecchia per muoversi sul muro del balcone...". Infine, il messaggio del poeta che conclude come nessuno potrà vivere bene in un mondo "...Che sta perdendo il proprio passato nella corsa folle verso il futuro...".


La sezione intitolata, La vulnerabilità dell’anziano e le crisi, inizia con la poesia di Arnaldo Milanese in dialetto, tradotta come altre per comprenderla meglio. "...Il posto della roba... è stato quando/la bottiglia dell’extravergine… è finita nell’armadio/alto dei panni bianchi… che far le cose/sotto il tetto della casa/è diventato difficile... nella casa di questa madre/stordito dalla tristezza/ il figlio... cerca i numeri dei Sevizi Sociali...".

Una poesia che evidenzia lo sconforto dei familiari, spesso disorientati sulle decisioni da prendere. Nei versi di Francesco Tomada, Senzavino, e Sottoselva, il poeta racconta delle sue nonne che hanno avuto destini diversi in quanto una è morta nella sua casa, l’altra in una struttura per anziani. Ma ognuna ha avuto una fine diversa. La prima con il segreto di 1.200 bottiglie di vino ritrovate dietro la legnaia; l’altra a Palmanova "...Sempre più pallida... nel suo letto a sponde..." dove raccontava di vedere gli angeli. Cesare Lievi nei versi, Frammenti per mia madre, descrive una donna forte che aveva superato la guerra "...Chiedi le lenzuola/che desti... al monte di pietà/ per tirare avanti con la famiglia rimasta senza uomini e soldi..."E il figlio ne ricorda ancora la volontà di essere felice, nonostante lo scambi con suo padre. Mario Benedetti nella poesia, Sentimenti, rammenta l’amore con sua moglie iniziato da ragazzi e durato tutta la vita "...Siamo stati tanto insieme... sono stati sessant’anni di sapere, di averci l’un l’altro  nei silenzi e negli abbracci, nel contatto e nella distanza... a partire  dall’infanzia... eppure... arrivò l’Alzheimer/quella malattia/misteriosa... maledetta che è riuscita a togliermela... e cambiarla in un’altra...".

L’uomo che pensava di poter affrontare tutto si convince che "...l’imponderabile può accadere... certe volte... lei mi guarda oggi con i suoi occhi chiusi...". Spesso chi assiste un malato cerca di ricordare il passato per affrontare meglio la perdita del presente. Sono di Alberto Bertoni, tre poesie dedicate alla madre. L’autore aveva già perso il padre affetto da Alzheimer poi si è ammalata anche la madre. I versi senza punteggiatura indicano un dolore profondo "...La demenza di mia madre e di mio padre/nel mare senza luce...".


La perdita della memoria nei malati coinvolge inesorabilmente anche chi li cura, come in questo caso dove il poeta descrive sofferenze diverse per i due genitori persi nello speso modo. La poesia di Andrea Longega, Finito di giocare, in dialetto, mette in luce il desiderio della madre che "...Per i ricordi resto/attaccata a questa vita con le unghie... la sofferenza è una sola... nei giovani, nei vecchi... Abbiamo tutti la stessa faccia/in un letto d’ospedale...". In fondo, ognuno a modo suo cerca di leggere la sofferenza e interpretarla meglio per capirla.

Giorgio Manacorda nelle poesie, Per mio padre, evidenzia la demenza paterna, il suo timore di ereditarla, il dolore "...Se ti vedo che leggi... col tuo giornale in mano... il cuore mi fa festa, tu ci sei!...ma leggi contromano/e allora piano piano torna il pianto...". Chi convive con gli ammalati di Alzheimer deve cercare di trovare cose ed  elementi che li tengano in qualche modo collegati agli altri.

La poesia di Don Burness, Di notte, ricorda un amore lungo 43 anni e ancora vivo "…Domani/lei si sveglierà/ e non ricorderà nulla...". Le poesie sono in grado di comunicare con linguaggi che vanno oltre le parole. Margaret Atwood, nei versi, "...Mia madre continua a deperire e deperire, descrive la decadenza nonostante... tutti dicono che non può andare avanti così, ma lo fa... Ho promesso di andare fino in fondo, qualunque cosa possa significare...".

Viene riproposto il problema di un essere umano malato, da considerare vivo, anche quando la maggior parte delle sue funzioni vitali si sono spente. Valerio Magrelli invece evidenzia nella sua Ninna nanna, il difficile rapporto con la madre "...Mi domandi perché non ti accarezzo, perché non cerco più di starti acanto. Ma devi capirlo, è la coda, il pungiglione tuo, che mi spaventa...". Le riflessioni sul padre, amato, sulla malattia, sulla vecchiaia e sulla morte. Nonostante la malattia, a volte  il significato dei rapporti resiste  e la poesia è qualcosa in grado di trasmettere contenuti difficili da comunicare altrimenti.

 

A questo punto si apre un’altra sezione del libro, La cura e la grazia, che inizia con una lunga poesia in inglese di Lealani Mae Y. Acosta, Pantoum dell’accompagnatrice "...Non posso metterlo in una casa di cura... ho promesso: lui me l’ha fatto giurare. Non posso... sta diventando così duro prendersi cura di lui mette..." in luce i sentimenti contrastanti dei familiari stremati dalle cure che prestano ai loro cari, che continuano solo ad aggravarsi.

Il verso della cicala, e Una foglia e l’altra, di Roberta Dapunt raccontano la malattia di due suoceri e nel lungo percorso viene rivalutata l’esperienza della fede. Cercare di capire chi assiste i malati permette di trovare nuovi modi per ridurre le sofferenze di entrambi.  Donald Weaver, nella poesia,  Alzheimer Tre Voci un canto, in inglese, racconta della moglie "…La tua vita silenziosa, la mia vita sconsolata, care memorie/sono tutto ciò che posseggo, invece a te mancano….Tt amo… ma detesto la tua vivente morte....". Il ricordo di una persona che vive in un corpo distrutto dalla malattia. Di Pierluigi Cappello è, Casa di riposo, primo piano, dedicata al padre, che descrive la solitudine degli anziani ricoverati "...C’è tanto silenzio, qui, padre… La speranza è nel gesto, papà... dalla tua mano alla mia dalla mia mano alla tua...". Il ruolo del malato e di hi lo assiste, chi soffre e chi avrebbe bisogno di certezze. Poi Cesare Lievi scrive Altri frammenti per mia madre, dove continua a indagare sul declino della madre che non sa più occuparsi di sé stessa e ha una badante con cui instaura un rapporto affettivo "...Cerca di farla mangiare la badante ucraina... un cucchiaio di miele, un sorso d’acqua/e si vive così, in sordina...".


Segue la sezione dedicata alle Poesie della memoria, dove sono i malati, Angelo, Bianca, Luciana, e altri a scrivere perle di saggezza o riflessioni del tipo "...La vecchiaia è bella e brutta, ci sono i pro e i contro... nella vita si pensa più al bello il brutto si cerca di eliminarlo... in questo modo emergono le capacità e il bisogno di tanti anziani di raccontarsi ad essere ascoltati...". È di Davide Rondoni la poesia, Strada di campagna tra Forlì e Ravenna, che descrive la solitudine degli anziani, diversa da quelle dei giovani "...Ho avuto paura di non vederli più quell’uomo, il suo giornale il male segreto e la chiara premura... di una mano anziana, a conca passa sul tavolo, raccoglie fino al limite le briciole...". Giuseppe Langella, nella poesia, Tuta di amianto, racconta l’incontro con un’infermiera gentile, una suora "...Pareva appena uscita/ da una vasca da bagno:/veniva invece dal suo giro quotidiano di miserie...".

E seguiva il cuore oltre a una carità e attenzione per i pazienti, fondate sull’amore. I versi che Alessandro Fo scrive in, Angelo che si attarda, descrivono una compagna che apprende la diagnosi di malattia del suo uomo, che lei assisterà come fa un angelo. Luciano Luisi  in,  Alzheimer, quasi un diario, dedicata alla moglie, rileva alcuni degli esiti di questa malattia, le angosce, il non riconoscere niente e nessuno, lo sgomento del malato e del familiare "...Mi dice un amico, è inutile che tu insista e ti logori lei non capisce... non c’è più nessuno le dico... Siamo rimasti soli finalmente io e te...". Vivian Lamarque nell’Incendio scrive la poesia per il fratello morto, Marzio. Malato di Alzheimer, perde lentamente le sue capacità di docente universitario, scrittore "...Sbagliavi giorno a filosofia e tesi degli studenti poi... la tua calligrafia... andò in mille pezzi, e un altro giorno ti trovai appisolato con le dita sui tasti del pianoforte...".


Il libro termina con la postfazione di Marco Trabucchi, che ripercorre le motivazioni che lo hanno spinto ad affidare a Franca Grisoni il compito di inserire in ogni numero delle Rivista Italiana di Psicogeriatria una poesia sull’Alzheimer e il suo commento. (2008) "...La mia ragione di fondo è stata che la poesia ha parole quando apparentemente non si hanno più parole adatte e sufficienti a rappresentare la dolorosa condizione umana riportata nelle pagine scientifiche della  rivista... in fondo, il filo che unisce tutti i pezzi, è la malattia di Alzheimer come occasione d’amore...".

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