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Siamo scritti a matita

Siamo scritti a matita

Fausto Brizzi

2023

Alfredo e la moglie Betta gestiscono una minuscola e vecchia libreria in un paese nei pressi di Genova. Da almeno trent’anni i coniugi si dedicano ai libri, soprattutto quelli tascabili, che sono "…Un prodotto perfetto, infrangibile, portatile e a buon mercato…". capace di teletrasportare il lettore "altrove". Il nome dell’insegna, Punto e Virgola, si deve a Betta e ricorda un segno della punteggiatura che non viene più usato, come tante altre cose, che invece un senso ce l’hanno ancora.  Quattro gradini sotto la strada, e si entra in 50 metri quadrati di scaffali che propongono le novità, l’usato, e anche i libri malandati "...Ma ancora meritevoli di un ultimo lettore...". Alfredo però non si limita ad essere un libraio, perché scrive un unico romanzo l’anno che vende ad un solo cliente “...Nell'epoca dell’infinita riproducibilità delle opere…” era una piccola rivincita. I suoi lettori formano un club di appassionati che si incontrano nel negozio per discutere di libri. La sera marito e moglie tornano al piccolo appartamento che hanno a pochi metri dalla libreria.


Tre anni fa Alfredo muore all’improvviso mentre faceva colazione. Anche se come affermava spesso “…Se esisti nel ricordo di qualcuno, non muori davvero. In effetti la persona che conosceva meglio Alfredo era Betta, che un giorno gli fa una domanda sconcertante…”. Come hai detto che ti chiami? Nella mente di Alfredo si profila un solo nome, Alzheimer "...La più famigerata causa di perdita della memoria progressiva. E’ stato allora che Alfredo ha ripreso a scrivere il romanzo che aveva interrotto da tempo...”. Il settimo giorno Dio inventò un rifugio per i momenti in cui la vita si ingarbuglia "...la fantasia. Così con la sua Olivetti 22...". Continuava a godere del picchiettare tribale dei tasti e del trillo ottimista dell’andata a capo.


Da questo punto nel libro si alternano pagine che descrivono avventure, pirati, luoghi lontani e sconosciuti, ai problemi che Alfredo affronta per facilitare alla moglie la convivenza con una malattia che, come una gomma cancella ogni ricordo.


Il ventesimo racconto che Alfredo ha ripreso, narra del Capitano Senzanome, che alla guida di un galeone pirata solca il mar delle Antille, e quelle del mozzo Jonathan, imbarcato all’età di 12 anni. Gli scontri con le navi della Spagna, l’uncino d’argento del capitano, insieme all’abitudine di appendere ai pennoni o gettare agli squali tutti quelli che sopravvivevano ai suoi attacchi. Ma, contemporaneamente allo scrittore che immagina vicende di pirati, Alfredo segue i cambiamenti di Betta "...Non sono i vuoti di memoria il vero segnale della malattia... sono le domande fuori bersaglio... sono quei piccoli graffi del vinile che fanno incantare il 45 giri della memoria... vederla sperduta nella foschia della sua mente lo metteva a disagio. Le sue domande... perché mi tratti come una scema? Poi la peggiore...". Chi sono?


È allora che Alfredo decide di raccontare alla moglie la storia della loro vita, per crearle dei ricordi. E’ inventata, è reale?. La risposta viene data solo nelle ultime pagine del libro, che io leggo sempre dopo le prime pagine, ma in questo caso non l’ho farlo.


"...E fu così che lui le raccontò, ancora una volta, la storia di due innamorati, Alfredo e Betta, o comunque si chiamassero davvero. Ma stavolta, a differenza di tutte le precedenti, mentì. Nulla di quello che narrò era mai accaduto. Le raccontò infatti una vita immaginata, forse sognata ma mai vissuta...".


Comincia in questo modo il racconto di spionaggio, complotti, pericoli. Alfredo parlava sei lingue, frequentava Grandi Alberghi, si occupava di import/export, aveva una pistola, era una spia. Betta si mostra incredula, ma il marito la convince "...Facciamo un patto. Io racconto, tu ascolti... la nostra vita ti riserverà parecchie sorprese... tu avrai il privilegio di riprovare le tue emozioni perdute...". Anche se Betta commenta "...Ma io che c’entro in tutto questo? Aurelio continua a raccontare... la giovane cameriera sparò due colpi... che colpirono i sicari... poi mi invitò a seguirla... era la donna più irresistibile che io abbia mai incontrato...". Amore mio, eri tu. La logica reazione di Betta "...Se volevi inventare una storia... poteva essere più verosimile...". Nel frattempo "...Non riusciva ancora a razionalizzare la malattia... la sua mente si era appannata... ma non riusciva a rassegnarsi...". Allora chiede al marito di raccontarle qualcosa di lei; ma Alfredo conosceva poco della vita di Betta precedente al loro incontro; così decide di eliminare quel poco che sapeva, i genitori morti in un incidente, i nonni negli USA con cui aveva vissuto, e morti durante l’adolescenza "...Sei sicura di non volere un passato da rimpiangere, ma soltanto un presente da vivere?...". Le chiede Alfredo. Risposta "...Raccontami solo le emozioni... quelle positive...". Così l’uomo inizia con l’emozione più conosciuta, l’Amore "...Una strada a doppio senso lastricata di emozioni reciproche "...Una dedizione appassionata, istintiva tra persone, volta ad assicurare la reciproca felicità. Alfredo ricorda alla moglie l’amore del nonno che gestiva una pizzeria a New York…". Sapere di aver avuto dei nonni la faceva sentire meno sola.


Intanto, nei ritagli di tempo il romanziere continua a scrivere le storie dei suoi pirati; ma alla fine Betta si convince ad ascoltare quella che il marito ritiene la loro storia "...Che fosse accaduta o no... non le importava più...". Alfredo racconta le avventure al Cairo, tra carceri, uomini malvagi, colpi di scena, mentre la moglie si diverte "...Quella Betta che non era lei in fondo le piaceva...".


Del resto, continuano le serate tranquille con le solite abitudini, qualche pagina di un libro, il pigiama caldo "...Ma ogni volta che intercettava Betta mentre perdeva un pezzetto del puzzle, sentiva il cuore stringersi in una morsa...". Nel frattempo le avventure della loro vita si spostano a Parigi, sotto la contestata Tour Eiffel; sono sempre avversari, ma si rispettano. E le considerazioni sono frequenti "...Il remare tutta la vita nella stessa direzione, sapendo che... saresti stata sempre al mio fianco, con la consapevolezza che io avrei fatto lo stesso con te... il non sentirmi mai solo, ma sempre in due...".


Intanto Alfredo continua a scrivere del capitano Senzanome e del mozzo Jonathan, chiamato anche il figlio del Gatto Nero, dal colore del padre e dalla sua capacità di evitare la morte. Seguono le lotte tra i pirati e la scoperta dell’unica donna della nave nemica che lo mette K.O.


Betta ammette "...Ho paura di scoprire che quella che mi racconti è veramente la mia vita. Ma ho anche paura di scoprire che non lo è. Ho paura di scoprire chi sono...". Alfredo allora la convince ad ascoltare la storia in Messico, e lei propone un appuntamento fisso ogni sera "...Mi racconterai tutto... farò finta di crederti. O magari ti crederò davvero...".


Lo scrittore tornava al suo romanzo appena poteva. Jonathan era legato mani e piedi a testa in giù nell’acqua, insieme ai suoi compagni; ma all’arrivo del capitano Senzanome Jonathan pronuncia più volte la parola Parlay che nelle regole dei pirati significava essere ascoltato. Viene tirato fuori dall’acqua.


Il giorno dopo Betta chiede al marito di continuare il racconto della missione in Messico. Lavoravano in campi avversi ma avevano un obiettivo comune: ritrovare un’arma tecnologica acquistata da un gruppo di pericolosi guerriglieri. Poi, dopo aver distrutto l’arma decidono di fuggire per cominciare una vita insieme "...Non mi importa più se quello che mi racconti sia vero o no... sono tornata ad entusiasmarmi anche solo al pensiero di svegliarmi la mattina...".


Intanto Jonathan parla al capitano Senzanome e alla sua ciurma; cita Il Sacro codice dei Pirati che prevedeva ricompense di ogni genere per chi navigava come pirata; accusa il capitano di aver tradito tutte le leggi previste per gli equipaggi. E fa presenta che a bordo non potevano esserci donne. Però, mentre lo scrittore pensava a come salvare la donna a bordo, nella libreria squilla il telefono e la voce dall’altra parte fa tremare Alfredo. Il passato si ripresentava vero e inaspettato. Alfredo e Betta erano stati realmente due agenti che si erano fronteggiati per anni in diversi luoghi. Ora un nemico che Alfredo pensava di aver ucciso li aveva ritrovati, tanto che dopo poco la piccola libreria viene incendiata. La realtà era tornata dopo anni di vita serena e rimetteva tutto in gioco.


A questo punto il romanzo riprende e vede i due coniugi affrontare una realtà che non avrebbero mai voluto, né immaginato. Seguono pagine avvincenti, che si mescolano a quelle dei pirati. Le descrizioni dei Caraibi, che dopo la scoperta delle Americhe erano diventati un centro da cui partivano merci verso la Spagna. Jonathan e la compagna Maribel che attaccavano i galeoni spagnoli ed erano invincibili. Per fronteggiare tutto questo dalla Spagna inviano il più spietato dei corsari, Amaro Pargo.


Ora le vicende reali dei coniugi si alternano a quelle inventate dei pirati. Nelle pagine si mescolano le fughe e gli scontri con avversari decisi ad ucciderli perchè "...I miei romanzi erano casseforti di informazioni di valore inestimabile per qualsiasi intelligence del mondo...".


Intanto Betta si ricorda a tratti della vita precedente e lotta come allora, mentre Alfredo a volte si meraviglia a volte si preoccupa. Fughe sui tetti, corse in macchine, scontri a fuoco, codici nascosti nei romanzi dei pirati. Tutto si mescola, come avviene nella vita reale, che a volte sembra un sogno, altre un incubo.   


Il pirata Jonathan, dopo la morte di Maribel e del nemico spagnolo, riesce ad uccidere il capitano Senzanome "...Gli sembrò che una parte di lui fosse morta su quelle pietre...". Un nemico in fondo serve a far scorrere il sangue nelle vene.


Alfredo invece durante una delle tante fughe vede morire tra le sue braccia l’adorata Betta "...La speranza era quella di rincontrare quella cameriera che gli aveva salvato la vita in Egitto... avevano scelto di vivere tra le storie di carta degli altri e di smettere di scrivere la loro pericolosa storia personale...".


Alfredo "...Visse, o meglio sopravvisse... senza darsi pace...". Poi un giorno scomparve.


A questo punto il libro termina come è iniziato, affermando che "...Il mestiere più bello di tutti è il libraio. Vivere avvolto da storie meravigliose è il Paradiso. Leggere è il viaggio più emozionante che si possa fare...".


La parola libro deriva dal latino liber, che vuol dire libero, ossia liberare la strada ai sogni, andare oltre la razionalità per intercettare significati più ampi e capire che l’immaginazione può essere vera quanto la realtà.

Diceva Fedor Dostoevskij "...Ama la vita più della logica; solo allora ne capirai il senso...".

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